PER L’APPLICAZIONE DELLA POLITICA GIUDIZIARIA DEL NOSTRO PARTITO

Discorso pronunciato alla conferenza nazionale
dei funzionari della giustizia e della procura
29 aprile 1958


A mio avviso, la presente conferenza dei funzionari giudiziari riveste una grandissima importanza. Nel corso degli ultimi giorni avete esaminato il vostro lavoro e scambiato delle esperienze valide per migliorare le vostre attività in futuro. Noi siamo molto soddisfatti che questa riunione sia l’occasione per migliorare il lavoro della giustizia, grazie alla correzione dei vostri errori e alla rilevazione dei vostri successi.
Credo che abbiate direttamente compreso, ascoltando la relazione del compagno ministro della giustizia, gli interventi del compagno procuratore generale e di altri parecchi compagni in questa conferenza, così come seguendo i corsi di formazione, che cosa il Comitato Centrale del partito aspetta, oggi, dai funzionari giudiziari.
Affronto solo brevemente le questioni su cui vorrei porre l’accento ancora una volta, cercando di evitare le ripetizioni, perché ho già parlato una volta di questi problemi davanti agli agenti dell’interno e voi li avete studiati, a quanto si dice, al momento dei corsi.
Gli elementi separatisti e contrari al partito, che si sono infiltrati nel settore giudiziario, hanno diffuso delle idee revisioniste in occasione della campagna antisovietica e anticomunista, detta anche corrente ideologica internazionale; essi hanno causato molto danno alle nostre attività, esercitando un’influenza negativa sulle persone ideologicamente non solide. Lanciando degli slogan come la legge deve essere uguale per tutti o i diritti dell’uomo devono essere protetti, gli elementi separatisti e contrari al partito hanno scatenato un attacco contro la politica giudiziaria del partito.
Per i membri del partito, che partecipano da molto tempo alla vita del partito e che sono leali nei confronti del nostro partito, è chiaro che non c’è niente di nuovo in questi slogan. Il nostro partito ha sempre sottolineato che la legge doveva essere uguale per tutti i cittadini e che doveva proteggere i diritti dell’uomo. C’è qualcosa di nuovo in questo argomento?
Perché allora gli elementi oppositori del partito hanno tirato fuori di nuovo questi slogan, quando nel 1956 fu lanciata la campagna antisovietica e anticomunista?
Dal giorno stesso della sua fondazione, il nostro partito combatte, così come è stato stipulato nei suoi Statuti, per difendere gli interessi di tutte le masse lavoratrici. Perché le vaste masse popolari si sono riunite attorno al nostro partito? Perché il nostro partito lotta per i loro interessi. Noi non possiamo difendere da soli gli interessi delle masse popolari: bisogna necessariamente combattere d’accordo con le masse popolari. Il nostro partito organizza e mobilita sempre le vaste masse popolari e lotta con esse per la loro libertà e la loro felicità. Il fatto stesso che il nostro partito goda dell’appoggio di tutto il popolo e che lotti unito a lui dimostra che esso lotta per gli interessi del popolo.
Difendere gli interessi e i diritti del popolo è il primo dovere dei rivoluzionari. Per i comunisti impegnati nella rivoluzione è un compito primario e fondamentale quello di proteggere i diritti del popolo. Il nostro partito ha portato danno ai diritti del popolo o ha mancato di difenderli? E il nostro partito ha trattato con parzialità le masse lavoratrici? Una simile cosa non potrà mai accadere.
In origine, lo slogan la legge deve essere uguale per tutti non è altro che una propaganda menzognera diffusa dalla borghesia per ingannare il popolo lavoratore e sottometterlo docilmente alle leggi borghesi, camuffando il carattere di classe di queste leggi. Se gli elementi separatisti che si oppongono al partito hanno lanciato questo slogan ingannatore della borghesia, non è certo per il bene delle masse popolari lavoratrici, ma per utilizzare le nostre leggi a favore di coloro che recano danno agli interessi delle masse popolari lavoratrici. Questa pretesa degli elementi separatisti e oppositori del partito è totalmente estranea alla posizione di classe delle nostre leggi e ha come scopo la difesa dei proprietari terrieri e dei capitalisti, a scapito delle funzioni della dittatura proletaria del nostro potere popolare. È esattamente il contrario di quello che il nostro partito chiede.
È biasimevole che alcuni dei nostri funzionari giudiziari non abbiano saputo raddoppiare la vigilanza contro simili pretese degli elementi separatisti e, anzi, che li abbiano seguiti ciecamente.
Non possiamo impedirci di rifiutare completamente simili argomenti reazionari, che mirano solo a difendere gli interessi dei proprietari fondiari e dei borghesi.
Come sapete bene, quello che il nostro partito sostiene ed esige è l’esercizio della dittatura sui proprietari fondiari e sui capitalisti e la difesa attiva dei diritti del popolo lavoratore, in primo luogo degli operai e dei contadini.
Immediatamente dopo la Liberazione, abbiamo privato gli elementi filogiapponesi dei loro diritti di elezione e di eleggibilità e abbiamo confiscato la terra dei proprietari fondiari, per poi distribuirla ai contadini. Abbiamo privato di tutti i diritti gli elementi reazionari e scellerati che rifiutavano il nostro potere e vi si opponevano. Era giusto? Sì, naturalmente. Perché allora gli elementi separatisti e oppositori del partito insistono per ridare ora dei diritti a questi elementi controrivoluzionari? In ultima analisi, questo non può che indicare il loro progetto di restaurare il sistema dei proprietari fondiari e dei capitalisti. Questo può essere considerato l’espressione del revisionismo nel nostro paese; può essere guardato come l’arma dei portavoce dei proprietari fondiari e dei capitalisti che cercano di restaurare il sistema capitalista nel nostro paese. Come è possibile allora che dei membri del nostro partito seguano tali argomentazioni?
Devo cogliere oggi questa occasione per sottolineare, ancora una volta, che i nostri organi giudiziari costituiscono un esercito per l’esercizio delle funzioni della dittatura del proletariato.
Ai nostri giorni ci sono due dittature. Una è la dittatura della borghesia e l’altra la dittatura del proletariato.
La dittatura della borghesia esercita le seguenti funzioni: controbattere gli interessi del popolo lavoratore, in primo luogo degli operai e dei contadini, privarli delle loro libertà per difendere gli interessi della classe dei proprietari fondiari e dei capitalisti. La dittatura della borghesia si esercita dunque sugli operai e sui contadini, mentre pratica la democrazia per i proprietari fondiari e i capitalisti. Contrariamente a questa dittatura della borghesia, la dittatura del proletariato stabilitasi, in seguito alla Rivoluzione d’ottobre, in Unione Sovietica, e poi in numerosi altri paesi, protegge gli interessi degli operai e dei contadini e rinnega gli interessi dei proprietari fondiari e dei capitalisti. La dittatura del proletariato si esercita sui proprietari fondiari e sui capitalisti, mentre pratica la democrazia per le larghe masse popolari lavoratrici, per gli operai e i contadini in primo luogo. La dittatura della borghesia è necessaria per il sistema capitalista e la dittatura del proletariato è necessaria per il sistema socialista.
Alcuni pensano che la dittatura della democrazia popolare nel nostro paese non sia la dittatura del proletariato, ma una sorta di dittatura intermediaria fra la dittatura del proletariato e la dittatura della borghesia; oppure hanno la falsa opinione che, poiché il nostro Governo è fondato su un fronte unito, il potere popolare non entri nel quadro della dittatura del proletariato. È falso. L’attuale potere di democrazia popolare nel nostro paese entra nel quadro dei poteri esercitati dalla dittatura del proletariato. Noi costruiamo attualmente il socialismo. Un paese che costruisce il socialismo non può non rappresentare, per sua essenza, la dittatura del proletariato.
Il nostro potere popolare difende gli interessi delle larghe masse popolari lavoratrici del nostro paese al cui centro sta la classe operaia e serve alle masse popolari come arma potente per l’edificazione del socialismo. Al nostro potere popolare partecipano anche quelli che sono usciti dalla classe capitalista; alcuni di questi lavorano come quadri in importanti posti di dirigenza. Tuttavia essi accettano tutta la rivoluzione socialista e lottano per la costruzione del socialismo con la classe operaia. A questo potere possono partecipare solo coloro che, pur avendo servito la borghesia nel passato, desiderano ora servire la classe operaia e lottare per il popolo lavoratore.
Certamente, il nostro potere è basato sul fronte unito degli operai, dei contadini e delle altre vaste masse popolari. Tuttavia è, per sua essenza, un fronte unito delle masse popolari a sostegno del socialismo. Oggi noi formiamo un fronte unito coi partiti amici come il partito Chongu e il partito democratico. Questo perché tutti questi partiti amici approvano il socialismo. Dato che noi edifichiamo, in questo momento, il socialismo nella parte settentrionale, non possiamo in nessuna circostanza formare un fronte unito con coloro che si oppongono al socialismo e lo ostacolano.
Nel momento attuale, nella parte meridionale, la rivoluzione democratica antimperialista e antifeudale sta per essere iniziata. Questo perché la rivoluzione socialista non si afferma subito totalmente. Per la riunificazione pacifica della patria bisogna formare nella parte meridionale un fronte unito non solo con coloro che sostengono il socialismo, ma anche con tutte le personalità patriottiche e tutte le organizzazioni sociali che sono per l’indipendenza del paese e per le riforme democratiche, contro l’imperialismo nordamericano e la banda di Syngman Rhee. Ma ciò non significa assolutamente che per formare un fronte unito dobbiamo abbandonare il socialismo che stiamo edificando nella parte settentrionale. Se la borghesia nazionale della Corea del Sud afferma che essa vuole raggiungere il nostro fronte unito solo a condizione che noi abbandoniamo la nostra costruzione socialista, allora noi non potremo mai accettarla nel fronte unito. Se formiamo oggi un fronte unito con diversi livelli e con diverse classi popolari della parte meridionale, non è per abbandonare la rivoluzione socialista, ma per aprire la strada che porta alla realizzazione dei nostri obiettivi di edificazione socialista in tutto il paese, una volta che la patria sia stata riunita.
Sono gli imperialisti nordamericani e i loro lacchè – i proprietari fondiari e i capitalisti compratori – che si oppongono alla riunificazione della nostra patria. Perciò noi affermiamo che, per riunificare la patria, bisogna innanzitutto formare un vasto fronte unito che raggruppi tutte le forze che si oppongono all’imperialismo nordamericano, ai suoi lacchè e alla banda di traditori; queste forze devono pronunciarsi a favore della riunificazione.
Noi continuiamo a dire sempre che la patria deve essere riunificata con mezzi pacifici, su una base democratica. Basarsi sulla democrazia significa che pure i comunisti avranno la possibilità di avanzare liberamente le loro proposte. Una volta che si siano assicurate le condizioni per poter liberamente parlare al popolo sudcoreano, dovremo, in primo luogo, rivendicare per lui l’applicazione della giornata di lavoro di otto ore e la distribuzione delle terre ai contadini. Domanderemo anche il ritiro degli imperialisti stranieri dal nostro paese, la Corea, e dovremo insistere perché sia abolita l’opera del capitale aggressore, dei proprietari fondiari e dei capitalisti compratori, perché sia protetta l’industria nazionale e perché sia assicurato il massimo dei diritti democratici alle vaste masse popolari, in primo luogo agli operai e ai contadini. In breve, è necessario convincere pienamente il popolo della parte meridionale che la riunificazione pacifica potrà essere realizzata conformemente ai suoi interessi solo quando le forze imperialiste saranno cacciate dal Sud, il popolo lavoratore sarà liberato dallo sfruttamento e dall’oppressione dei proprietari fondiari e dei capitalisti compratori e gli saranno garantiti tutti i diritti democratici.
In fin dei conti, la riunificazione pacifica, anch’essa, è possibile solo secondo dei principi conformi agli interessi delle vaste masse lavoratrici del popolo, in primo luogo degli operai e dei contadini. Perciò la riunificazione pacifica non significa che dovremo abbandonare il socialismo già costruito o rinunciare al nostro obiettivo di edificazione futura del socialismo nella parte meridionale dopo la riunificazione. In futuro la parte meridionale seguirà, come la parte settentrionale, la via del socialismo. È il processo ineluttabile dello sviluppo sociale. Tuttavia la questione a cui dobbiamo attualmente portare una soluzione immediata è quella della riunificazione della patria. Per questo è importante formare un fronte unito con le grandi forze democratiche della parte meridionale compresi anche i capitalisti nazionali.
Nella parte settentrionale abbiamo già assolto i compiti della rivoluzione democratica antimperialista e antifeudale e stiamo edificando il socialismo. Nella parte settentrionale abbiamo formato un fronte unito portando a compimento i doveri della rivoluzione democratica antimperialista e antifeudale, ed esiste ancor oggi, mentre noi costruiamo il socialismo. Il nostro fronte unito si basa sempre sugli interessi del popolo.
Il fronte unito per la rivoluzione socialista nella parte settentrionale comprende non solo gli operai e i contadini, ma anche le altre grandi masse popolari. Se è così, è perché il socialismo corrisponde agli interessi delle masse popolari più patriottiche e più vaste. È perché tutto quanto il popolo può vivere contento e godere della libertà e della felicità solo sotto un sistema socialista.
Noi formiamo un fronte unito con tutti i partiti politici e con tutte le organizzazioni sociali che vogliono collaborare con noi nella costruzione socialista. Si può dunque dire che il nostro potere è un potere fondato sul fronte unito. Tuttavia si tratta di sapere quale classe diriga questo fronte. Se il fronte unito è diretto dalla borghesia, il potere basato su questo fronte è un potere di dittatura borghese. È un errore credere che il nostro attuale potere popolare, perché si appoggia sul fronte unito, non possa essere un potere di dittatura proletaria. Può essere solo, per sua essenza, un potere di dittatura proletaria, dato che è basato, sotto la direzione della classe operaia, sul fronte unito delle diverse classi e dei diversi strati sociali che sostengono il socialismo.
Dico questo perché tra di voi c’è la tendenza, per il fatto che noi formiamo un fronte unito, ad assolvere anche i criminali che meritano di essere puniti, per paura che tale punizione possa rompere il fronte unito. Abbiamo bisogno del fronte unito per costruire il socialismo. Allora, quale giustificazione date al fatto di non castigare coloro che si oppongono al socialismo per paura che si possa distruggere il fronte unito? Non ci è permesso di formare un fronte unito con coloro che si oppongono al socialismo, né ci è possibile trattarli in modo imparziale. Noi non diciamo che ci si deve opporre ai proprietari fondiari e ai capitalisti, indiscriminatamente, per il semplice fatto che sono così. Noi li liquidiamo perché si oppongono al socialismo.
Pur avendo preso la terra ai proprietari fondiari attraverso la riforma agraria, noi li abbiamo trasferiti in altre regioni e abbiamo dato loro un po’ di terra. Se i proprietari fondiari si guadagnassero la vita col proprio lavoro invece di riscuotere come nel passato dei fitti, essi potrebbero diventare cittadini del nostro paese. Se i proprietari fondiari che hanno abbandonato le loro terre sostengono le leggi del nostro paese e non si oppongono alla nostra rivoluzione, noi dobbiamo trattarli imparzialmente. Ma se tentano di restaurare il sistema dei proprietari fondiari e dei capitalisti affermando: «Voi avete preso le mie terre. Ciò vi costerà! Finirò per rovesciarvi», allora saremo obbligati a liquidarli. Simili elementi controrivoluzionari non possono essere ricompensati nella nostra società.
La stessa cosa può essere detta per i commercianti. Noi non abbiamo intenzione di proibire ai commercianti di fare degli affari né di rifiutarli incondizionatamente. Quello che noi sosteniamo è che possono occuparsi del commercio, ma che non devono diventare dei trafficanti che fanno guadagni esorbitanti, violando le leggi dello Stato e imbrogliando la gente. Essi non devono speculare su articoli, come ad esempio i cereali, cosa che è proibita dallo Stato, e non devono infrangere i prezzi fissati dallo Stato. Coloro che li trasgrediscono devono essere puniti come prevede la legge dello Stato e su di loro deve esercitarsi la dittatura. Però, se essi si correggono secondo la via socialista, unendosi alle cooperative o facendo affari legittimi senza violare le leggi dello Stato, saranno tutti considerati come cittadini del nostro paese. Dovremo allora trattarli imparzialmente e proteggerli. Non bisogna credere che il nostro potere possa venire a patti coi proprietari fondiari e coi capitalisti semplicemente perché integra nel suo seno altri partiti, come il partito Chongu e il partito democratico. Di fatto, i membri del partito Chongu e del partito democratico non sono né proprietari fondiari né capitalisti. Questa gente può aver fatto parte, in passato, della classe dei proprietari fondiari o dei capitalisti. Ma, attualmente, essi non riscuotono più fitti e non gestiscono più fabbriche per sfruttare gli operai. È un fenomeno già passato. Oggi essi si oppongono tutti allo sfruttamento e sostengono l’edificazione socialista. Perciò il fatto che noi edifichiamo il socialismo tenendoci per mano con loro non vuol dire che il nostro potere scende a compromessi coi proprietari fondiari o coi capitalisti.
Solo coloro che sostengono il socialismo, qualunque siano i loro antecedenti, possono partecipare al nostro potere; noi permettiamo la partecipazione solo ai partigiani del socialismo.
Dal momento che si tratta della rivoluzione socialista, il nostro potere non fa la minima concessione. È solo per la vittoria della rivoluzione socialista che il nostro potere popolare difende le esperienze socialiste e si impegna in una lotta intransigente contro tutti gli elementi controrivoluzionari e tutte le idee malsane che si oppongono alla rivoluzione socialista e vi fanno da ostacolo. In particolare, esso esercita una dittatura energica contro tutti gli elementi controrivoluzionari che tentano di far rinascere il capitalismo.
È dunque perfettamente chiaro che il nostro potere popolare è, per sua essenza, un potere di dittatura proletaria, visto che esso lotta risolutamente per gli interessi della rivoluzione socialista; questo anche se è fondato su un fronte unito.
Ora vorrei parlare della legge. È vero che alcuni compagni hanno affermato di obbedire alla sola legge. Ma si tratta di sapere sugli interessi di quale classe questa legge si basa e a partire da quale posizione noi la interpretiamo e l’applichiamo.
La legge non è fissa e costante. Nessuna legge è immutabile, né applicabile o efficace come un toccasana in ogni epoca e in ogni luogo. È errato considerare la legge come qualcosa venuto dal cielo, separandola dal sistema socio-economico o dal sistema politico, o come qualcosa che deve restare immutabile anche per decine di millenni una volta fissata.
La legge è un riflesso del sistema socio-economico e una forma d’espressione della politica. Non può esserci una legge separata da un dato sistema socio-economico e da una data lotta di classe. Nel momento in cui il sistema socio-economico e il contenuto della lotta di classe si modificano, come potrebbe rimanere immutabile la legge, che ne è il riflesso? È per questo che noi abbiamo sempre consigliato a coloro che si vantano di conoscere la legge giapponese di partire da questo atteggiamento. I compagni che hanno studiato nel passato la legge giapponese dicono, assumendo l’aria di grandi esperti di diritto: «Sapete quanto tempo ho studiato diritto?».
Ebbene, quale era la legge giapponese? Era una legge per l’imperatore del Giappone, per l’imperialismo giapponese e per il militarismo giapponese; una legge per proteggere gli interessi dei proprietari fondiari e dei capitalisti giapponesi, per opprimere e sfruttare il popolo lavoratore del Giappone. Ed era una legge che difendeva la politica imperialista di assoggettamento coloniale e serviva per opprimere e saccheggiare le nazioni piccole e deboli. La legge giapponese era un’arma dell’imperialismo giapponese per opprimere e sfruttare la nazione coreana. Non è forse vero che numerosi patrioti coreani che hanno combattuto per la libertà e l’indipendenza della Corea sono stati fucilati o imprigionati per aver violato la legge giapponese? Fra voi qui presenti vi sono molti compagni che sono stati messi in prigione dagli imperialisti giapponesi. Anche coloro che avevano ingiuriato solo una volta i proprietari fondiari e i capitalisti sono stati allora accusati di violare la legge giapponese e gettati in prigione in forza di questa legge. A beneficio di chi, dunque, veniva esercitata questa legge? Dal punto di vista di classe, era una legge che opprimeva il popolo lavoratore e proteggeva gli interessi dei proprietari fondiari e dei capitalisti. Dal punto di vista nazionale, era una legge che proteggeva il militarismo giapponese e opprimeva la nazione coreana.
Supponiamo che voi conosciate la vecchia legge della dinastia dei Ri. Allo stesso modo, questa era una legge che proteggeva gli ambienti governativi feudali della dinastia dei Ri, ma in nessun modo una legge che difendesse gli interessi del popolo lavoratore. Nel momento in cui il sistema socio-economico e il contenuto della lotta politica di classe cambiano anche la legge subisce inevitabilmente delle modifiche.
Di che legge abbiamo oggi bisogno? Attualmente noi viviamo in un sistema socialista, sotto un potere popolare in cui le vaste masse lavoratrici del popolo, operai e contadini in primo luogo, reprimono la resistenza controrivoluzionaria dei proprietari fondiari e dei capitalisti, nell’interesse della costruzione socialista. È dunque chiaro che la nostra legge deve essere un’arma per salvaguardare il nostro sistema socialista e le nostre esperienze socialiste, un’arma della dittatura del proletariato.
Però nel passato, quando a capo del ministero della giustizia c’era Choe Yong Dal, egli si vantava dei suoi antecedenti, scrivendo, nel suo curriculum vitae, che era stato diplomato da una certa scuola specializzata in diritto ed era uscito dalla facoltà di diritto di una certa università. Allora, noi gli abbiamo detto che la legge disprezzabile che affermava di conoscere poteva eventualmente avverarsi utile per alcuni settori specializzati o per lo studio della storia giuridica giapponese, ma che non aveva niente in comune, sotto il potere di democrazia popolare, con la nostra legge. È probabile che fra le nostre leggi e fra i regolamenti si trovino termini tradotti in modo meccanico, sotto l’influenza di simili elementi, partendo dalle leggi della canaglia giapponese. È necessario per voi riesaminare sotto questa angolatura le leggi e i regolamenti. Naturalmente non voglio tuttavia dire in tal modo che coloro che hanno studiato la legge del tempo della dominazione giapponese non possono lavorare oggi nel campo giudiziario. Non bisogna prenderla così, perché l’uomo cambia costantemente. Quello che sottolineo è che non bisogna applicare tali e quali le leggi che sono incompatibili col nostro sistema socio-economico e con la nostra scelta di classe.
La nostra legge è quella di una società socialista, la legge del nostro potere di Stato che esercita le funzioni della dittatura del proletariato. Perciò è fondamentalmente diversa, diametralmente opposta alla legge dell’imperialismo giapponese vigente prima della Liberazione del 15 agosto, legge del meccanismo di dominazione coloniale imperialista giapponese che opprimeva la nostra nazione e sfruttava gli operai e i contadini.
È importante per i funzionari giudiziari valutare le idee contenute nella legge non più in vigore, cioè nella legge dell’imperialismo giapponese. Secondo la relazione fatta dal compagno ministro della giustizia, gli elementi separatisti e oppositori del partito hanno spettegolato sull’umanitarismo, la democrazia, eccetera, ripetendo gli slogan che erano lanciati al tempo dell’imperialismo giapponese per ingannare il nostro popolo lavoratore. Simili residui di un’ideologia sorpassata devono essere prontamente eliminati.
Se i giudici giapponesi fossero stati degli umanitari sensibili, perché avrebbero massacrato tanti coreani e saccheggiato tante ricchezze in Corea? Una simile idea è l’espressione di un’ideologia borghese sorpassata in materia giuridica, espressione che deriva dall’incapacità di vedere la natura di classe della legge. È una tendenza del tutto assurda e molto pericolosa, come quella di separare la legge dalla sua origine di classe e dal sistema sociale e politico.
Noi dobbiamo combattere coloro che, affermando di obbedire solo alla legge, pensano che né il partito né il potere siano loro necessari. Hwang Se Hwan, vecchio presidente della Corte Suprema, ad esempio, frequentava negli ultimi giorni del suo servizio solo il Presidium dell’Assemblea Popolare Suprema per vedere Kim Du Bong, invece che per visitare il partito. Egli pensava probabilmente che la Corte Suprema dipendesse solo dall’Assemblea Popolare, dato che è questa ad eleggere quella. Ma chi dirige questo popolo e chi guida questa Assemblea Popolare? È il nostro partito che dirige entrambi.
È del tutto giusto che i giuristi abbiano insistito sull’osservazione stretta della legge. Il nostro partito l’ha sempre affermato. È anche opportuno insistere sull’obbedienza alla sola legge. Dato che i giudici e i procuratori portano avanti le loro attività basandosi sulla legge, non c’è niente di male nel fatto che insistano sull’obbedienza alla sola legge. Ma l’obbedienza alla legge non può assolutamente implicare il rifiuto di essere guidati dal partito. Di fatto coloro che obbediscono alla legge sono, in ultima analisi, coloro che obbediscono al partito. Coloro che dichiarano di obbedire solo alla legge senza obbedire al partito sono in verità coloro che non obbediscono alla legge. Ho detto prima che la legge è una forma d’espressione della politica. Al di fuori della politica non si può comprendere né applicare la legge.
La legge del nostro paese è uno strumento importante per l’applicazione della politica del nostro partito. È impossibile applicare la legge senza conoscere la linea politica del nostro partito. I funzionari giudiziari devono sapere di essere dei lavoratori politici che applicano la politica del nostro partito e tutte le linee di condotta seguite dal nostro Stato. La legge non esiste solo nell’astratto. Dato che è l’espressione della politica, la legge deve essere subordinata alla politica e non essere da essa separata. Chi dunque oggi elabora tutte le politiche in materia di rivoluzione e di costruzione nel nostro paese? È inutile dire che è il nostro partito. Il nostro partito è la forma suprema di organizzazione di tutte le organizzazioni della classe operaia del nostro paese. Per questo tutte le altre organizzazioni devono essere dirette dal partito: ecco, questo è un principio immutabile.
Obbedire solo alla legge, prescindendo dalla direzione del partito, vuol dire di fatto non obbedire del tutto alla legge, ma deformarla. Alcuni compagni sembrano avere dei dubbi: «Ci si chiede di non riferirci più ai soli articoli della legge. Bene, come dobbiamo allora comportarci?». Essi non hanno capito bene la nostra intenzione. Noi non vogliamo dire che non devono riferirsi agli articoli della legge, separandola dalla politica.
Noi sottolineiamo solo che bisogna interpretare ed applicare la legge correttamente, a partire da un punto di vista di classe, come richiede il nostro partito, cioè dal punto di vista della dittatura proletaria. Anche la nostra legge ha come scopo quello di difendere e di applicare la politica del partito. Per questo applicare correttamente la legge significa applicare correttamente la politica del partito e, di conseguenza, accettare di essere guidati da esso.
Come sapete tutti, la legge non consiste solo in codici di procedura penale e civile. Il piano economico nazionale è esso pure una legge, come il bilancio finanziario dello Stato. Tutto ciò costituisce un’espressione legalizzata della politica e dei provvedimenti dello Stato. I codici di procedura sono anch’essi necessari per la difesa del regime politico del nostro paese. Così, la legge è elaborata esclusivamente per l’applicazione e la difesa della politica del partito ed è per questo che non si può applicare correttamente la legge senza mettersi sotto la direzione del partito.
Tenuto conto anche dei principi d’organizzazione del partito, è naturale che, in quanto membri del partito, voi obbediate alla sua organizzazione.
Un livello di coscienza ideologica politicamente elevato è indispensabile per l’applicazione della legge. I funzionari giudiziari devono sempre armarsi dell’ideologia del partito. La legge può essere applicata correttamente o scorrettamente secondo la posizione e le idee di coloro che l’applicano.
Riflettete, compagni! Gli articoli della legge non dicono come trattare Ri Man Hwa che si è opposto al nostro partito e al nostro Stato. Ogni crimine assume una forma diversa ed è commesso in circostanze diverse, ed è per questo che la legge non può fissare una pena che sia del tutto conforme al caso di ognuno dei criminali. La legge può essere paragonata a un provvedimento che indica i criteri necessari per trattare i casi. Il provvedimento può essere applicato correttamente o scorrettamente, a seconda di chi lo utilizza. La legge può essere applicata propriamente o impropriamente secondo il punto di vista ideologico dei funzionari giudiziari. Un giudice, che certamente non aveva assimilato correttamente la nostra ideologia, ha assolto il criminale Ri Man Hwa. Ecco il metodo secondo cui ha affrontato il caso. Diceva: «Quest’uomo è stato educato male dalla sua infanzia e non ha assimilato le leggi dello sviluppo sociale, cosa che l’ha portato a commettere un simile crimine. Egli deve essere quindi assolto». Ecco un’applicazione scorretta della legge.
Occorre quindi anche una disposizione ideologica per poter obbedire solo alle leggi. Se il punto di vista ideologico è errato, si giunge a definire i criteri in modo sbagliato. Coloro che hanno delle cattive idee, pur affermando di non obbedire che alla legge, violano invece questa legge e arrivano fino al punto di difendere la controrivoluzione. È inutile appellarsi all’osservanza delle leggi solo a parole. Di fatto, non siamo stati noi, ma sono stati gli elementi separatisti e oppositori del partito a violare la legalità e a proteggere gli elementi controrivoluzionari.
Essi l’hanno fatto perché hanno rinunciato alla posizione propria del partito e hanno totalmente deformato lo spirito della legge. È assolutamente necessario, per i funzionari giudiziari, avere una disposizione ideologica che permetta loro di tradurre correttamente nella pratica lo spirito della legge. È solo rafforzando la vita nell’organizzazione del partito che sarà possibile consolidarsi nell’ideologia del partito. E noi possiamo avere delle idee giuste solo ponendoci sempre sotto la direzione del partito.
Nella nostra società permangono ancora, in grande misura, i residui delle antiche ideologie. Inoltre, per il fatto che ci troviamo direttamente di fronte all’imperialismo nordamericano e ai suoi lacchè, esiste il grande pericolo dell’infiltrazione delle ideologie reazionarie. Può accadere dunque che anche coloro che, nel passato, avevano un’ideologia sana si siano pervertiti a causa dell’infiltrazione delle ideologie del nemico.
Alcuni compagni dicono: «Questo compagno era veramente un buon uomo. Era sempre nella buona strada quando lo vedevo l’anno scorso. Ma incontrandolo oggi constato che è stato pervertito. È davvero strano». Non c’è niente di strano in tutto questo. Egli aveva un’ideologia sana l’anno scorso, ma quest’anno la sua ideologia è diventata malsana, in seguito all’infiltrazione delle idee borghesi. Il fatto che i funzionari giudiziari sappiano sempre a memoria gli articoli della legge non significa assolutamente che le loro idee non possano diventare malsane.
Tutti sanno che chi commette un crimine sarà punito dalla legge. E tuttavia c’è della gente che commette dei crimini. I funzionari giudiziari non ignorano che saranno condannati alla casa di correzione, in virtù di questo o quell’articolo del codice penale, qualora commettano un crimine. Benché ne siano coscienti, anche i funzionari giudiziari commettono dei crimini. È possibile che i funzionari giudiziari non solo commettano dei crimini, ma anche che applichino male la legge.
Dare prova di una generosità senza limiti anche con gli elementi controrivoluzionari che appartengono alle classi ostili e proteggerli o trattare alla leggera i più colpevoli dei criminali, frenando in questo modo la costruzione socialista e abusando della nostra politica d’indulgenza: tutto questo non è l’atteggiamento di un funzionario giudiziario che ha un punto di vista corretto. Commettere un omicidio o una rapina e sconvolgere così l’ordine pubblico, mentre tutti sono mobilitati per la rivoluzione socialista, se non è un crimine, che cos’è? Ora, i tentativi di ricorso a pretesti assurdi, come l’attribuzione dell’omicidio a un malinteso o della rapina alla miseria, implicano comunque una cattiva interpretazione delle leggi e sono, in ultima analisi, imputabili a un punto di vista ideologico sbagliato.
I funzionari giudiziari devono chiaramente capire che essi sono quelli che difendono e applicano, attraverso la legge, la politica del partito. In una parola, dovete essere uomini con uno spirito di partito di un livello molto elevato.
In una riunione degli agenti dell’interno, ho detto che i compagni agenti dell’interno e i compagni soldati dell’Esercito Popolare devono essere più leali nei confronti del partito. Bisognerebbe dire la stessa cosa dei funzionari giudiziari. Dovete mostrarvi più fedeli al partito.
Alcuni compagni potrebbero allora chiedere perché si è assegnato il ministero della giustizia a gente come Hong Ki Dju e Ri Sung Yup, dal momento che per essere nominati negli organismi giudiziari occorre uno spirito di partito molto elevato. Noi non sapevamo che Ri Sung Yup era uno scellerato quando l’abbiamo nominato ministro della giustizia. E, se avessimo saputo che Hong Ki Dju era un cattivo soggetto, non l’avremmo mai designato come ministro della giustizia. Inutile dire che si è assegnato loro tale posto nella speranza che avrebbero fatto del bene e non del male, in quanto non li abbiamo giudicati correttamente e li abbiamo considerati gente onesta.
Ma non si può affermare che tutto il lavoro degli organi giudiziari è risultato cattivo, per il fatto che vi erano degli scellerati con la carica di ministro. Senza tener conto della persona che detiene il ministero, si devono eseguire i suoi ordini e lottare per la loro applicazione, finché essa compie correttamente la politica del partito. Ma quando il ministro esegue in modo errato la politica del partito si deve esprimere la propria opinione sulle attività del ministro. Perché non si hanno obiezioni vedendo che egli commette degli errori nel suo lavoro? Che significa? Questo dimostra che, mentre noi abbiamo preso una cantonata valutando il ministro, i membri del nostro partito all’interno degli organi giudiziari avevano anch’essi un debole spirito di partito.
Voi non siete assolutamente legati a un ministro. Voi appartenete al partito, siete subordinati agli interessi del partito e alla sua politica. Obbedite alle organizzazioni del partito e dello Stato, alla politica e alle leggi dello Stato. Perché allora vi siete accontentati di guardare nel momento in cui vedevate chiaramente che era stato commesso qualcosa di male? Perché, ad esempio, non avete sollevato obiezione quando è stata ordinata la scarcerazione di elementi come Ri Man Hwa e avete applicato questo ordine tale e quale? Tutto questo era dovuto alla debolezza del vostro spirito di partito. Dobbiamo avere uno spirito di partito forte, inflessibile verso tutti coloro che trasgrediscono la politica del partito. Il partito spera che rettificherete le mancanze che si sono manifestate nel vostro lavoro passato e che porterete avanti una lotta costante per consolidare il vostro spirito di partito.
Se si esaminano minuziosamente i difetti dei funzionari della giustizia e della Procura in questa riunione, si constata che sono stati tutti causati da una deviazione dalla posizione della classe operaia, dai princìpi del socialismo e dai princìpi del nostro partito. In conclusione, sono risultati dalla debolezza dello spirito di partito.
Si può dire che solo coloro che applicano fedelmente la politica del partito e la difendono risolutamente dispongono di uno spirito di partito forte. Affermando solo a parole che si è fedeli al partito, non si può diventare uomini con un forte spirito di partito. Alcuni compagni affermano spesso che qualcuno non sa compiere il proprio lavoro, benché sia fedele al partito. Tali uomini, in ultima analisi, sono degli imbecilli.
Secondo noi, un uomo leale verso il partito non è in nessun caso un semplice uomo onesto. Non è un benedetto ─ sì ─ sì, totalmente incompetente. Un uomo leale, secondo noi, è quello che difende risolutamente la politica del partito, sa applicarla correttamente, si impegna sempre in una lotta intransigente contro i nemici di classe e contro tutte le cattive tendenze, persegue fermamente gli interessi della classe operaia e lotta sempre risolutamente, contro venti e maree, per seguire la politica del partito. Si può affermare che un tale uomo è un leale militante del partito, dotato di un forte spirito di partito. I nostri funzionari giudiziari devono tutti diventare degli uomini dotati di un forte spirito di partito che, fermamente uniti attorno al Comitato Centrale del partito, salvaguardano risolutamente la sua politica e combattono energicamente per la sua applicazione.
Il nostro paese vede in atto una lotta di classe di natura molto complessa, dato che è diviso fra Nord e Sud. È importante per questo distinguere nettamente i nemici dagli amici. Non dobbiamo scendere a nessun compromesso con le classi profondamente ostili al socialismo. Per questa ragione, noi dobbiamo tracciare una linea netta fra gli elementi ostili e i membri della nostra classe che hanno accidentalmente commesso dei crimini, pur seguendo con noi la via della costruzione socialista, fra coloro che ci sono coscientemente contrari e coloro che non lo sono. È necessario che voi acquisiate un alto livello politico per poter distinguere tutti questi elementi e prendere le sanzioni legali che s’impongono.
Per raggiungere questo alto livello politico e analizzare tutto correttamente bisogna acquistare un’educazione politica marxista-leninista. Credo dunque che, come la conferenza del nostro partito ha chiesto a tutto il partito, occorra per prima cosa consolidare lo spirito di partito e la vita del partito e poi compiere un vigoroso lavoro affinché ogni membro del partito si armi della concezione marxista-leninista del mondo.
Conformemente allo spirito delle decisioni della conferenza del partito, tutti i funzionari giudiziari devono consolidare il loro spirito di partito ed elevare il livello della loro coscienza politica per portar avanti con successo la lotta contro gli elementi controrivoluzionari e per applicare perfettamente la politica giudiziaria del partito e dello Stato.
Spero che tutti i funzionari giudiziari, appoggiandosi fermamente sulla politica giudiziaria del nostro partito, intensificheranno la lotta contro gli elementi controrivoluzionari, difenderanno risolutamente le esperienze socialiste contro tutte le manovre di sovversione e di sabotaggio dei nemici e combatteranno con energia per garantire la vittoria della nostra rivoluzione socialista.