CEMENTIAMO L’UNITÀ MONOLITICA ED ESALTIAMO
LA COSCIENZA DEL VALORE DELLA NAZIONE COREANA

Colloquio coi dirigenti del Comitato Centrale
del Partito del Lavoro di Corea
4 febbraio 1992


 In questi ultimi anni certi paesi hanno visto lo scacco del socialismo, rimpiazzato sempre più dal capitalismo, tragico avvenimento provocato dal complotto degli imperialisti e dei socialdemocratici contemporanei. L’anno scorso l’Unione Sovietica si è sciolta dopo 69 anni di esistenza.
 I socialdemocratici contemporanei, imbrogliati dalla strategia di «evoluzione pacifica» degli imperialisti, hanno astiosamente denigrato il socialismo, tacciandolo di società burocratizzata e sostenendo che il capitalismo procuri libertà e democrazia alla gente. Però non v’è un briciolo di libertà o di democrazia autentica nei paesi in cui il capitalismo è stato restaurato. Nella vecchia Unione Sovietica o in altri paesi d’Europa in cui il capitalismo è stato restaurato, se esiste, la libertà consiste soltanto, per i ricchi, nel vivere lautamente e nel riempirsi le tasche e, per i poveri, nel vagare per le strade in cerca d’un mezzo di sostentamento. Si vedono moltiplicarsi senza posa i disoccupati, persone che non esistevano all’epoca del socialismo, il prezzo delle merci salire alle stelle e il livello di vita della popolazione cadere. La gente ha nostalgia della vita ai tempi del socialismo e manifesta per strada contro la politica dei governi attuali.
 In questi paesi i partiti comunisti e operai sono oggetto di una repressione atroce, laddove quelli dei paesi da lungo tempo capitalistici militano in piena legalità. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, malgrado i suoi 90 anni di esistenza, si è visto smantellato dall’oggi al domani, privato anche dei suoi beni, che furono confiscati dai traditori del socialismo. Un tempo grande potenza, l’Unione Sovietica è stata annientata, e i paesi socialisti dell’Europa orientale che la seguivano alla cieca sono naufragati.
 Gli avvenimenti innescati nei paesi che hanno scelto la via del capitalismo rinunciando al socialismo provano che non bisogna a nessun costo abbandonare l’ideale e i princìpi rivoluzionari del socialismo. Tuttavia gli imperialisti e i traditori del socialismo denigrano l’ideale socialista e negano i princìpi rivoluzionari del socialismo, sostenendo che la stessa pratica socialista sia erronea. Quest’analisi risente dei sofismi reazionari e disconosce la legittimità dello sviluppo storico-sociale.
 Per infliggere dei colpi agli imperialisti e ai socialdemocratici contemporanei ed infondere la fede nel socialismo ai popoli rivoluzionari, il 3 gennaio scorso ho pubblicato un’opera intitolata La lezione storica dell’edificazione del socialismo e la linea generale del nostro partito. Il Presidente Kim Il Sung l’aveva letta preliminarmente e aveva raccomandato la sua pubblicazione, dicendo che era eccellente.
 In questo lavoro analizzo le cause fondamentali dello scacco del socialismo nell’Unione Sovietica e in altri paesi d’Europa e dimostro la giustezza della linea generale adottata dal nostro partito per l’edificazione del socialismo e del comunismo. La società socialista è dominata dalle masse popolari e si sviluppa grazie alla forza della loro unità. Tuttavia in certi paesi che seguivano la via del socialismo non si vegliò nella misura dovuta a rafforzare la forza motrice della società socialista e ad accrescere il suo ruolo, giacché si erano confinati in un atteggiamento dogmatico nei confronti della teoria antecedente.
 Come ho già detto in altre occasioni, la forza motrice della rivoluzione è costituita dall’entità unita formata dal leader, dal partito e dalle masse, e la sua potenza risiede nella loro unità monolitica. Il nostro partito s’impegna principalmente a rafforzare la forza motrice della rivoluzione e ad accrescere il suo ruolo nella direzione della rivoluzione e dell’edificazione ed edifica il socialismo grazie all’unità monolitica tra il leader, il partito e le masse. È sempre grazie a questa unità che dovremo applicare scrupolosamente la linea generale del nostro partito ed onorare il nostro socialismo. Ho d’altronde insistito sui principali compiti da realizzare in quest’ottica in un’opera intitolata Rafforziamo il lavoro del partito per dare maggior lustro al nostro socialismo, pubblicata nel gennaio scorso, nonché in un discorso pronunciato a una riunione dei responsabili del dipartimento dell’organizzazione e della direzione e del dipartimento dell’informazione del Comitato Centrale del partito. Questi due dipartimenti, come ho sottolineato nell’opera e nel discorso succitati e ne La lezione storica dell’edificazione del socialismo e la linea generale del nostro partito, devono impegnarsi ad onorare in permanenza il nostro socialismo grazie alla forza dell’unità.
 L’importante per rafforzare l’unità tra il leader, il partito e le masse è radunare strettamente le classi lavoratrici, la classe operaia in primo luogo, attorno al partito e al leader. La classe operaia, reparto principale della nostra rivoluzione, è determinata ad attraversare tutte le prove al fianco del partito. Oggi il livello di vita del nostro popolo non è molto elevato, però la classe operaia non se ne lamenta. Recentemente il responsabile di un dipartimento del Comitato Centrale del partito che lavorava al complesso siderurgico Chollima con gli operai del luogo gli ha chiesto le loro rivendicazioni. Hanno risposto che non ne avevano nessuna, dato che vivevano nel migliore dei mondi possibili, il regime socialista istituito dal Presidente Kim Il Sung e sviluppato dal nostro partito. La nostra classe operaia sarà incrollabile nella lotta per salvaguardare ed onorare il socialismo, senza alcun dubbio. Ma guardiamoci dal cantar vittoria perché essa è già ben formata. Al contrario, dobbiamo aiutarla con cura sul piano politico e ideologico ad assolvere totalmente il suo dovere di classe dirigente.
 Grandi sforzi vanno portati avanti fra gli intellettuali. Avendo raramente l’occasione di temprarsi nel lavoro manuale, questi ultimi possono mostrarsi esitanti o vacillare dinanzi alle difficoltà. Ben formati, essi possono assumere un ruolo importante nella rivoluzione e nell’edificazione. Altrimenti diventerebbero soggetti ad inquietudine. Di fronte all’importanza della loro formazione, ho approfittato di tutte le occasioni per insistere sul tema e gli ho testimoniato una profonda fiducia, chiamandoli compagni eterni, assistenti fedeli e buoni consiglieri del partito. Gli intellettuali hanno fin d’ora una mentalità eccellente perché abbiamo vegliato con cura su di loro. Dobbiamo mantenere il nostro slancio e formarli correttamente, in particolare il personale dei media, della letteratura e delle arti, della scienza e dell’insegnamento, affinché lavorino fedelmente per il partito, il leader, la patria e il popolo.
 Bisogna esaltare la coscienza del valore della nazione coreana, nazione Koryo.
 La nostra nazione è laboriosa e intelligente, e il nostro paese è una terra di tremila ri, bella come un tappeto d’oro e in cui si vive bene. Il nostro popolo è costituito, fin dall’antichità, da una nazione omogenea che possiede una sola lingua ed una sola cultura su di un medesimo territorio; esso è fiero della sua storia cinque volte millenaria e delle sue tradizioni. L’intelligenza come pure la bellezza del nostro paese si sono rivelate più che mai da quando il Presidente Kim Il Sung liberò il paese ed instaurò il regime socialista. In effetti, nessun popolo al mondo beneficia, come il nostro, della direzione di un eminente leader e di un grande partito, in un regime socialista incentrato sulle masse popolari che, considerate come l’essere più prezioso, vedono i loro interessi prevalere su tutto il resto. È opportuno esaltare la coscienza del nostro popolo del valore della nazione coreana, nazione Koryo, affinché sia molto fiero e si senta onorato di avere il leader, il partito e il socialismo migliori che ci siano.
 Bisogna perciò esaltare la coscienza del nostro popolo del valore della nazione Koryo per ottenere la grande unità nazionale necessaria alla riunificazione del paese. Non spetta agli stranieri riunificare il nostro paese, ma piuttosto alla nostra nazione stessa e grazie alla sua unità. Tutti i coreani, del Nord, del Sud o d’oltremare, hanno in comune l’anima Koryo, il che offre loro la possibilità di unirsi. Da qualche anno numerosi coreani d’oltremare visitano la patria socialista, il grembo del Presidente Kim Il Sung, e sono unanimi nell’affliggersi per la divisione della nazione, dichiarandosi pronti a consacrare il resto della loro vita alla riunificazione. Ciò mostra che nelle loro vene scorre il sangue Koryo, benché risiedano all’estero da lunghi anni. Dal canto suo, la popolazione della Corea del Sud manifesta uno spirito d’indipendenza nazionale e un’aspirazione alla riunificazione crescenti. Benché le autorità sudcoreane evochino la scomparsa dell’identità nazionale tra il Nord e il Sud nel corso dei 40 e qualche anno di divisione, questa identità è in realtà rimasta immutata sia dal punto di vista del sangue che da quello degli usi e costumi. Ho appreso che molte persone a Seul portavano oggi il costume tradizionale coreano, senza dubbio in occasione del primo giorno dell’anno del calendario lunare. Tutti i coreani, del Nord, del Sud o d’oltremare, devono unirsi sotto la bandiera della riunificazione in quanto hanno conservato l’anima della nazione Koryo ed aspirano all’unità nazionale cui ciascuno deve apportare quel che può: forza fisica, sapere o denaro. In un paese riunificato la nostra nazione godrà di più dignità e forza e, indipendente e sovrana, risplenderà con la sua popolazione di settanta milioni di abitanti, la sua cultura brillante e la sua economia possente. Dobbiamo esaltare la coscienza del valore della nazione Koryo ed unire tutti i coreani del Nord, del Sud e d’oltremare, per realizzare al più presto la riunificazione, auspicio supremo della nazione.
 D’altra parte, bisogna vegliare a che i membri del partito e gli altri lavoratori prestino grande attenzione ai bei costumi e alle buone usanze della nostra nazione e vi rendano omaggio.
 Bisogna incoraggiare l’uso del costume tradizionale, almeno durante i giorni di festa e i giorni feriali, se non conviene tutti i giorni. Il costume tradizionale di buona confezione portato dalle donne, oltre al suo carattere nobile e grazioso, allieta le strade. Il dipartimento dell’industria leggera del Comitato Centrale del partito si è proposto di fornirne un completo a ciascuna donna. Se viene portato solo i giorni di festa e i giorni feriali, si conserverà a lungo.
 Nella stagione del caldo estivo è più conveniente la camicia di canapa. Essa tiene il corpo al fresco a differenza dei vestiti in nylon o in poliestere.
 Bisogna che le donne possano portare il komsin, la scarpa a punta. Non se ne fabbricano più da nessuna parte, e nessuna donna le porta. I giovani non sanno più a cosa assomiglia il komsin. Perciò ho ingiunto al personale interessato di produrne. Quando sarà fatto, intendo procurarne anche agli artisti.
 È inoltre necessario favorire la cucina tradizionale. Fin dai tempi più antichi, i coreani amano il kimchi e preparano per i giorni di festa svariati tipi di tok (torta di riso o d’altri cereali). Ancora ai giorni nostri i coreani impazziscono per il kimchi, considerando un kimchi ben preparato come una fonte di fierezza per il suo autore. Le donne si rallegrano oltre ogni misura udendo il loro ospite tessere le lodi del loro kimchi. I coreani d’oggi considerano il tok come uno dei piatti indispensabili nei giorni di festa e amano vedere del kimchi sul tavolo. La cucina di questi vari piatti tradizionali, apprezzati dal nostro popolo, dev’essere incoraggiata, e deve esser agevolata la preparazione di pietanze deliziose.
 Bisogna inoltre favorire il saluto alla coreana, anziché imitare gli stranieri. Il saluto proprio dei coreani è la riverenza. Fin dall’antichità, i coreani esprimono l’educazione e il rispetto inchinandosi. Il primo giorno dell’anno del calendario lunare i giovani facevano la riverenza agli anziani. Perché imitare i saluti stranieri quando abbiamo i nostri che li equivalgono ampiamente? Il saluto alla coreana va efficacemente incoraggiato.