IL SOCIALISMO È UNA SCIENZA

Articolo pubblicato nel
Rodong Sinmun, organo del
Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea
1º novembre 1994


 Il socialismo è una scienza. Se il socialismo ha fallito in vari paesi, esso nondimeno sopravvive, in quanto scienza, nello spirito dei popoli. Gli imperialisti e i reazionari, riferendosi agli eventi sopravvenuti in certi paesi che edificavano il socialismo, parlano di «fine del socialismo». I rinnegati del socialismo accampano la falsità dell’ideale stesso del socialismo per giustificare i loro atti di perfidia. Però niente può distruggere la verità. Il crollo del socialismo in vari paesi non testimonia il fallimento del socialismo inteso come una scienza, ma piuttosto quello dell’opportunismo che l’ha alterato. Momentaneamente messo a dura prova dall’opportunismo, faccenda penosa, il socialismo, per la sua natura scientifica e per la sua verità, risorgerà però senza alcun dubbio e finirà per trionfare.


1

 Il socialismo è l’ideale e la bandiera rivoluzionaria delle masse popolari in lotta per la loro emancipazione. Questa emancipazione si realizza tramite il socialismo e poi il comunismo.
 Nella società di classi ostili la sovranità delle masse popolari fu crudelmente calpestata. Là dove c’è oppressione c’è resistenza; là dove c’è resistenza scoppia la rivoluzione. Per un lungo periodo storico le masse popolari non cessarono di combattere per emanciparsi; è un processo nel corso del quale si succedettero le società di classi e la lotta delle masse popolari per la loro emancipazione progredì. Ebbene, la sostituzione d’una società di classi ostili con un’altra comportò solo un mutamento di forma dell’oppressione delle masse popolari, e questa sostituzione non apportò la loro liberazione socio-politica.
 Se la sovranità delle masse popolari non poté realizzarsi nella società di classi ostili, è in quanto questa società poggiava sull’individualismo, prodotto del sistema della proprietà privata. La proprietà privata e il regime basato sull’individualismo che ne risulta portano inevitabilmente alla divisione della società in classi ostili, all’antagonismo tra le classi e all’ineguaglianza sociale; si accompagnano allo sfruttamento e all’oppressione delle masse popolari da parte di una classe dominante minoritaria. La storia mostra che la sovranità delle masse popolari non può divenir realtà in una società basata sull’individualismo. Per realizzarla bisogna passare dalla società basata sull’individualismo a quella basata sul collettivismo, la società socialista e poi comunista, tale è il bilancio storico dello sviluppo della società umana.
 Il capitalismo trasformò l’individualismo nella cupidigia senza freni d’un pugno di capitalisti ed esacerbò le contraddizioni antagonistiche della società basata sull’individualismo. D’altra parte, la lotta delle masse popolari per la loro emancipazione varcò la soglia di una nuova tappa nel suo sviluppo. Noi viviamo l’epoca dell’indipendenza, epoca in cui le masse popolari si sono affermate come padrone del loro destino, come padrone del mondo. È segno che il passaggio dalla società che poggia sull’individualismo alla società basata sul collettivismo è una necessità dello sviluppo della storia.
 Il collettivismo è il bisogno intrinseco dell’essere umano. L’uomo può vivere e progredire solo se fa parte d’una collettività sociale ed opera in questo quadro. Non è l’attività individuale, bensì la collaborazione collettiva dei membri della società che permette la trasformazione della natura e della società e la realizzazione delle aspirazioni sovrane dell’uomo. Affinché l’uomo possa vivere nel quadro della collettività sociale bisogna che le aspirazioni sovrane della collettività e quelle dell’individuo vengano realizzate. Per aspirazioni sovrane della collettività s’intendono le aspirazioni comuni dei membri della società relative all’esistenza e allo sviluppo della collettività sociale. Per aspirazioni sovrane dell’individuo s’intendono quelle che può nutrire ciascun membro a pieno titolo della collettività sociale, quelle che meritano di esser soddisfatte dalla collettività perché contribuiscono al suo bene. Le aspirazioni sovrane dell’individuo si distinguono essenzialmente dalla cupidigia individualista, perché questa disconosce la collettività e subordina ogni cosa all’interesse dell’individuo. Il collettivismo è il mezzo per realizzare al meglio le aspirazioni sovrane della collettività e quelle dell’individuo. I bisogni dell’individuo contrari al collettivismo alla lunga si tramutano in cupidigia individualista, la quale per natura reca danno alle aspirazioni sovrane degli altri membri della collettività e nuoce all’unità e alla collaborazione nel suo seno. È solo e soltanto il collettivismo che può rafforzare l’unità e la collaborazione in seno alla collettività, accrescere lo zelo creatore di tutti i suoi membri, permettere di combinare giudiziosamente e di realizzare simultaneamente ed ampiamente le sue aspirazioni sovrane e quelle dell’individuo. Siccome il modo d’esistenza dell’uomo è di agire in seno alla collettività sociale e le sue aspirazioni sovrane possono realizzarsi con successo solo tramite il collettivismo, la società socialista e poi comunista, fondata sul collettivismo, si rivela la società più progressiva, conforme al Chajusong dell’uomo.
 Certo, l’istituzione del regime socialista non equivale all’applicazione immediata e generalizzata del principio del collettivismo in tutti i campi della vita sociale. Giacché le vestigia della vecchia società permangono per un certo periodo storico nella società socialista. La loro persistenza è un fenomeno passeggero; a seconda dello sviluppo del socialismo, questo fenomeno scomparirà progressivamente e il principio del collettivismo si generalizzerà in tutti i campi della vita sociale.
 Il socialismo è una tappa necessaria nel progresso della storia e la società socialista è la società avanzata, giacché conforme al Chajusong dell’uomo, ma il socialismo non si realizza spontaneamente. La sua realizzazione presuppone la preparazione di forze rivoluzionarie capaci di farsene carico e l’elaborazione dei metodi di lotta adeguati al caso. In assenza di queste forze rivoluzionarie e di questi metodi d’azione, il socialismo cui aspirano le masse popolari può esser solo un desiderio.
 Già parecchio tempo addietro i socialisti utopisti concepirono l’idea di abolire lo sfruttamento, l’oppressione e l’ineguaglianza sociale nonché la proprietà privata che sta alla loro base e di edificare una società equa fondata sulla proprietà sociale. Però, malgrado la loro compassione per la condizione miserabile delle masse lavoratrici sfruttate, non percepivano in esse le forze rivoluzionarie capaci di affossare la società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di edificare una società nuova. Ritenevano sufficiente fare appello alla «buona volontà» delle classi sfruttatrici, destando la coscienza degli uomini, per eliminare i difetti della società capitalistica. Contare sulla «bontà» delle classi sfruttatrici, avide per natura, significa farsi delle illusioni, significa commettere un errore. Se i socialisti utopisti contavano sulla loro «bontà», fu in ragione dei loro limiti storici.
 Le classi sfruttatrici e i loro accoliti auspicarono la «collaborazione tra le classi» al fine d’intralciare la lotta delle masse lavoratrici sfruttate contro lo sfruttamento e l’oppressione. In seno al movimento comunista i riformisti e i revisionisti fecero altrettanto, recando così grave pregiudizio allo sviluppo del movimento rivoluzionario. Al giorno d’oggi i rinnegati del socialismo, imbevuti d’illusioni sul capitalismo, contano sull’«aiuto» e sulla «cooperazione» degli imperialisti e conducono una campagna per restaurare il capitalismo. La storia mostra che contare sulla «buona volontà» delle classi sfruttatrici o sulla «collaborazione tra le classi» porta al fallimento della rivoluzione.
 Il marxismo legò l’aspirazione delle masse lavoratrici al socialismo con le forze e i metodi della lotta rivoluzionaria. Esso accertò che, nella società capitalistica, delle contraddizioni contrappongono le forze produttive e i rapporti di produzione, che esse verranno risolte dalla lotta combattuta dalle masse lavoratrici sfruttate contro le classi sfruttatrici e che gli operai costituiscono la sola classe capace di condurre questa lotta di classe sotto la propria responsabilità. Il marxismo mise in luce l’ineluttabilità della rovina del capitalismo e della vittoria del socialismo, del pari legò l’aspirazione della masse lavoratrici sfruttate al socialismo con le forze e i metodi autentici della lotta rivoluzionaria per la realizzazione di quest’aspirazione; così, da utopia, il socialismo divenne una dottrina scientifica e un cambiamento rivoluzionario segnò la storia della lotta di liberazione dell’umanità.
 Nondimeno, la dottrina socialista precedente, basata sulla concezione materialistica della storia, non poté evitare i suoi limiti storici. Essa considerò il movimento storico-sociale come un fenomeno storico naturale che si evolve e si sviluppa principalmente sotto l’effetto dei fattori materiali ed economici, e non come un movimento che ha un soggetto e il cui avvio e sviluppo sono dovuti al ruolo attivo del suo soggetto: le masse popolari. Secondo la concezione materialistica della storia, sotto il capitalismo più le forze produttive si sviluppano, più si aggravano le contraddizioni inconciliabili tra queste e i rapporti di produzione nonché le contraddizioni antagonistiche tra classi sfruttatrici e classi sfruttate, più si accrescono e si rafforzano le forze rivoluzionarie, la classe operaia in primo luogo, e più la rivoluzione avanza in maturità. La teoria classica del socialismo, che considerava i fattori materiali ed economici come essenziali per la lotta rivoluzionaria, non poté proporre come mezzi fondamentali della rivoluzione il rafforzamento della sua forza motrice e l’accrescimento del suo ruolo.
 Quanto all’azione che esercita lo sviluppo delle forze produttive sotto il capitalismo, non bisogna considerarla sotto uno solo dei suoi aspetti. Se questo sviluppo aumenta la polarizzazione della ricchezza, ossia l’«arricchimento» e l’«impoverimento», ed aggrava le contraddizioni di classe, esso permette sempre più ai capitalisti monopolistici di utilizzare una parte del loro elevato profitto per placare queste contraddizioni. Di più, contestualmente all’accrescimento dei ranghi degli operai industriali dovuto alla differenziazione dei piccoli-borghesi, e in particolare dei contadini, ne risulta l’aumento del numero dei lavoratori intellettuali e tecnici nel settore produttivo e di quello dei lavoratori del settore improduttivo.
 Certo, le condizioni oggettive giocano un ruolo importante nella lotta rivoluzionaria. Tuttavia il fattore decisivo del suo esito non risiede in queste condizioni oggettive, ma nel rafforzamento della forza motrice della rivoluzione e nell’accrescimento del suo ruolo. In qualsiasi paese, che abbia conosciuto o no uno sviluppo capitalistico, il socialismo può vincere purché il soggetto della rivoluzione venga rafforzato e il suo ruolo accresciuto. Le realtà storiche mostrano che il socialismo trionfò dapprima non in paesi capitalistici sviluppati, ma in paesi relativamente sottosviluppati. L’esperienza della nostra rivoluzione che avanzò sotto la bandiera delle idee del Juché conferma che il rafforzamento del soggetto della rivoluzione e l’accrescimento del suo ruolo permettono non soltanto di trarre efficacemente vantaggio dalle condizioni oggettive date, ma altresì di renderle favorevoli se sono sfavorevoli, di tramutare una cattiva situazione in una buona situazione, una sventura in una fortuna, per assicurare la vittoria della rivoluzione.
 I limiti della precedente teoria basata sulla concezione materialistica della storia si rivelarono ancor più nell’edificazione del socialismo dopo l’instaurazione del regime socialista.
 In generale, più la società si sviluppa, più nei movimenti sociali si accresce il ruolo giocato dal loro soggetto, le masse popolari, giacché lo sviluppo della società si accompagna all’innalzamento del loro livello di coscienza sovrana e all’accrescimento delle loro capacità creatrici. Il ruolo giocato dalle masse popolari in quanto soggetto dei movimenti sociali si accresce più che mai nella società socialista. Questa società si evolve grazie alla creatività delle masse popolari dotate d’idee elevate e unite in un sol blocco. La trasformazione dell’essere umano, la trasformazione ideologica, è un compito primordiale, più importante della preparazione delle condizioni materiali ed economiche del socialismo, e, di conseguenza, bisogna accordarle la priorità per irrobustire il soggetto della rivoluzione ed accrescere il suo ruolo e condurre in porto l’edificazione del socialismo. Se, nella società socialista, si accorda un’importanza decisiva alle condizioni materiali ed economiche oggettive e se l’edificazione economica diventa l’unica preoccupazione, laddove la trasformazione ideologica delle masse popolari passa in secondo piano e l’irrobustimento del soggetto della rivoluzione e l’accrescimento del suo ruolo vengono trascurati, l’insieme dell’edificazione del socialismo non può prendere una buona piega e la stessa edificazione economica non può evitare il marasma. Ciò emerse spesso in certi paesi che fino a poco tempo fa edificavano il socialismo; i rinnegati del socialismo ne approfittarono per lanciarsi in una campagna di «riforma» e commisero degli atti controrivoluzionari distruggendo lo stesso sistema economico socialista.
 Se i fondatori del marxismo svilupparono la loro dottrina socialista incentrandola sulle condizioni materiali ed economiche, fu in quanto all’epoca era storicamente essenziale combattere la teoria reazionaria borghese che, auspicando il misticismo e il fatalismo, santificava il capitalismo e predicava la sua «eternità». E oggi i rinnegati del socialismo, nutriti d’illusioni sul capitalismo, invocano l’onnipotenza materiale e l’onnipotenza economica per farlo rinascere.
 Porre il socialismo su nuove basi scientifiche era una necessità imperiosa non soltanto per sormontare i limiti storici della dottrina socialista precedente, ma anche per difendere il socialismo contro le deformazioni di tutti gli opportunisti e gli attacchi degli imperialisti.
 Questo compito storico fu brillantemente assolto quando il compagno Kim Il Sung, grande leader, creò le idee del Juché e sviluppò in modo originale, alla luce di queste idee, la teoria del socialismo. Il rispettato compagno Kim Il Sung scoprì il principio filosofico secondo cui l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto ed accertò la legge del movimento sociale, movimento che ha un soggetto determinato, giungendo così a porre il socialismo su basi scientifiche nuove. La causa del socialismo e del comunismo lumeggiata dalle idee del Juché è la causa delle masse popolari che vogliono giungere alla loro emancipazione completa. Il socialismo sistematizzato in modo scientifico dal compagno Kim Il Sung è un socialismo incentrato sull’uomo, sulle masse popolari. Il nostro socialismo fa delle masse popolari le padrone di ogni cosa, pone ogni cosa al loro servizio e si sviluppa grazie all’unione della loro forza. La teoria del Juché determinò in modo scientifico l’essenza del socialismo e la legge del suo sviluppo incentrandole sull’uomo e, su questa base, stabilì che la fruttuosa edificazione del socialismo necessita d’una lotta energica per conquistare le due fortezze, ideologica e materiale, del socialismo e del comunismo, con la priorità che spetta alla prima.
 L’esperienza pratica della nostra rivoluzione confermò il carattere scientifico e la verità della teoria del Juché. Il nostro popolo soffriva del ritardo costituito dalla società semifeudale colonizzata quando intraprese la sua lotta per il socialismo, e si vide obbligato a fare la rivoluzione e a sviluppare il paese in condizioni più difficili di chiunque altro. Tuttavia il nostro partito giunse ad aprirsi brillantemente un varco verso il socialismo, giacché, conformemente alle idee del Juché, si sforzò principalmente e in guisa permanente di radunare strettamente sul piano dell’organizzazione e dell’ideologia le masse attorno a sé e al leader, di rafforzare la forza motrice della rivoluzione e d’innalzare il suo ruolo. Accordando la priorità assoluta al lavoro di trasformazione dell’uomo, di trasformazione ideologica, nell’edificazione del socialismo rafforzò efficacemente la potenza politica e ideologica della nostra rivoluzione ed irrobustì la nostra economia nazionale indipendente e la nostra potenza militare d’autodifesa. Ciò gli permette oggi di promuovere con successo la rivoluzione e lo sviluppo del paese senza lasciarsi affatto fuorviare nell’odierna situazione complessa. L’esperienza pratica dimostra chiaramente che il nostro socialismo che incarna le idee del Juché è il socialismo più scientifico che ci sia e dà prova della più grande vitalità.


2

 Il nostro socialismo poggia sul concetto jucheano dell’uomo.
 La questione di saper quale punto di vista e quale atteggiamento si assume nei confronti dell’uomo è fondamentale per definire da quale punto di vista e con quale atteggiamento si esamina l’evoluzione della società e lo sviluppo della rivoluzione e come li si spiega. Il punto di vista e l’atteggiamento assunto nei confronti dell’uomo offrono il criterio da impiegare per giudicare il carattere scientifico e la pertinenza di un’ideologia, di una teoria, di una linea o di una politica. Il nostro socialismo poggia sul punto di vista e sull’atteggiamento del Juché, i più giusti che ci siano nei confronti dell’uomo. Di qui il suo carattere eminentemente scientifico e pertinente.
 Le idee del Juché chiarirono per la prima volta nella storia, su basi scientifiche, l’essenza dell’uomo.
 La questione di saper come spiegare l’essenza dell’uomo non è una semplice questione d’ordine teorico, ma una questione sociale e politica che riflette gli interessi di classe. Essa sollevò, nel corso della storia, vivaci controversie tra il progresso e la reazione nel campo della filosofia.
 La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce deformarono l’essenza dell’uomo nell’interesse delle classi sfruttatrici e se ne servirono per giustificare la natura della loro società fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tutte le polemiche dedicate all’essenza dell’uomo nel passato furono dominante principalmente da due visioni: una che considera l’uomo come un’entità spirituale, un’altra che lo considera come una forma di vita materiale. Secondo la visione religiosa e idealistica che vede nell’uomo un’entità puramente spirituale, l’uomo sarebbe il prodotto d’un qualche essere soprannaturale, misterioso, che determinerebbe perciò il suo destino. La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce si servirono di questo punto di vista religioso e idealistico per predicare la fatalità della situazione delle masse lavoratrici che vivono nella sventura, sfruttate e oppresse, e la sottomissione alla loro sorte che sarebbe predeterminata. L’altro punto di vista, che considera l’uomo come un semplice essere naturale e biologico, ignora le differenze qualitative esistenti tra l’uomo e gli altri esseri biologici, il primo operante sotto il controllo della sua coscienza e con uno scopo determinato, i secondi guidati dai loro soli istinti. La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce misero in opera questa visione per tentar di giustificare la società capitalistica dominata dalla legge della giungla. I rinnegati del socialismo che restaurano il capitalismo introducendo il liberalismo borghese e l’economia capitalistica di mercato partono anch’essi da un punto di vista e da un atteggiamento reazionario nei confronti dell’uomo.
 L’uomo non è né un essere puramente spirituale né un semplice essere biologico, ma un essere sociale che vive ed agisce nel quadro dei rapporti sociali che intesse. Essere sociale, ecco la caratteristica essenziale che lo distingue dalle altre entità biologiche.
 Il marxismo definì l’essenza dell’uomo come la totalità dei rapporti sociali. Con questa definizione, esso apportò un contributo storico che permise di combattere le visioni sofistiche e reazionarie che considerano l’uomo come un’entità puramente spirituale e un semplice essere biologico. Tuttavia questa definizione non mette integralmente in luce le caratteristiche intrinseche dell’uomo né precisa nitidamente i rapporti tra l’uomo e il mondo, la posizione e il ruolo che spettano al primo.
 Sono le idee del Juché che hanno chiarito per la prima volta e in modo scientifico le caratteristiche essenziali dell’uomo e, su questa base, hanno definito, sotto una luce nuova, la posizione e il ruolo che gli spettano nel mondo.
 Parecchi tentativi furono compiuti nel passato per mettere in luce l’essenza dell’uomo a partire dalle sue caratteristiche. Si provò, per esempio, a definire l’uomo come un essere parlante, lavoratore e pensante. Ma si tratta solo di uno degli aspetti delle sue attività, le quali, d’altronde, sono solo manifestazioni dei suoi attributi essenziali.
 L’uomo è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza. Sono queste le caratteristiche essenziali dell’uomo.
 Il Chajusong è un attributo dell’uomo sociale che, in quanto padrone del mondo e del proprio destino, tende a vivere e a svilupparsi in piena indipendenza, senza subire assoggettamento e costrizione. Anche la creatività è un attributo dell’uomo sociale che trasforma il mondo e modella il suo destino secondo le sue volontà e i suoi bisogni, verso uno scopo determinato. Per quanto riguarda la coscienza, essa determina, in quanto attributo dell’uomo sociale, tutte le attività che questi dispiega per conoscere e poi trasformare il mondo e se stesso. Il Chajusong e la creatività sono assicurati dalla coscienza. È appunto perché, dotato di coscienza, agisce in modo autonomo e creatore che l’uomo differisce qualitativamente dagli animali che sono guidati dagli istinti. L’attività dell’uomo è un processo di manifestazione del suo Chajusong, della sua creatività e della sua coscienza; agire in piena indipendenza, in modo autonomo e in tutta coscienza è il modo della sua esistenza.
 Ebbene, l’uomo è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza grazie al suo organismo altamente evoluto, soprattutto al cervello più sviluppato del mondo di cui è provvisto. Altrimenti è inconcepibile che sia un essere sociale. Il suo organismo perfezionato è la base biologica del Chajusong, della creatività e della coscienza di cui è provvisto. Ebbene, non è questo stesso organismo che gli dà il Chajusong, la creatività e la coscienza. Questi attributi sociali si formano e si sviluppano nel quadro storico-sociale a seconda delle sue attività nel contesto dei rapporti sociali che ha stretto.
 È perché dotato di questi attributi che l’uomo diviene capace di plasmare da solo il suo destino. Quanto agli altri esseri biologici, il loro destino dipende dalla loro capacità di adattarsi al contesto. Perciò fanno parte, si può dirlo, della natura, col loro destino alla mercé dell’ambiente oggettivo. Ma, a differenza di questi esseri, l’uomo trasforma il mondo oggettivo secondo i suoi bisogni e plasma il suo destino coi propri mezzi. Egli è dunque il padrone e il trasformatore del mondo. Più i suoi attributi — il Chajusong, la creatività e la coscienza — si sviluppano, più la sua posizione e il suo ruolo si affermano in quanto padrone e trasformatore del mondo; e ciò si manifesta nella trasformazione della natura e della società sotto il suo controllo. In funzione dello sviluppo della sua coscienza ideologica sovrana e della sua capacità creatrice, nonché dell’allargamento del suo ruolo, i beni sociali si accrescono e i rapporti sociali migliorano. Nel processo della storia ogni generazione, senza eccezioni, è tenuta ad utilizzare, per cominciare, i beni e i rapporti sociali creati dalle generazioni precedenti, in altri termini a sfruttare le condizioni oggettive date. Certo, queste condizioni giocano un ruolo importante nello sviluppo della società, ma anch’esse sono il frutto storico dell’attività autonoma, creatrice e cosciente dell’uomo, ed è altresì l’uomo che le sfrutta e le perfeziona. L’uomo avrà un bel trovarsi in condizioni oggettive favorevoli, non potrà far progredire rapidamente la società se non ha abbastanza Chajusong, creatività e coscienza, e se non li valorizza come occorre. Ma, anche se le condizioni oggettive sono sfavorevoli, la società farà rapidi progressi se l’uomo ha un Chajusong, una creatività e una coscienza elevati e li valorizza appieno. Ciò significa che il processo storico della progressione della società dipende dal livello di sviluppo del Chajusong, della creatività e della coscienza dell’uomo nonché dalla loro canalizzazione. Se, a dispetto delle aspirazioni di lunga data delle masse lavoratrici sfruttate, una società nuova, equa, esente da sfruttamento ed oppressione, non fu realizzata nei periodi storici precedenti, ciò si spiega parimenti col debole sviluppo dell’indipendenza della loro coscienza ideologica nonché della loro capacità creatrice e del loro ruolo. Poiché è l’uomo che trasforma la natura e la società, che fa progredire la storia, più rapidamente si sviluppano la sua coscienza ideologica sovrana e la sua capacità creatrice e si estende il suo ruolo, più rapida sarà l’evoluzione della storia e della società, e più grandi saranno i successi riportati nella rivoluzione e nello sviluppo del paese. La storia dell’evoluzione della società rappresenta, in fin dei conti, quella dello sviluppo del Chajusong, della creatività e della coscienza dell’uomo.
 Poiché dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza, l’uomo è l’essere più prezioso e più potente del mondo. È l’unico padrone e l’unico trasformatore del mondo. Non c’è essere più prezioso e più potente di lui.
 Ebbene, i reazionari borghesi lo considerano non come l’essere più prezioso, ma come un mezzo di produzione materiale, come un essere spregevole, provvisto di forza-lavoro che si vende come una merce. Lo considerano non già come un essere potente capace di forgiare il suo destino coi propri mezzi ma come un essere inerte sottomesso all’oro. Se i rinnegati del socialismo, restaurando il capitalismo, sopprimono tutte le misure a carattere popolare istituite sotto il socialismo considerando la disoccupazione e la povertà come mezzi di pressione per eccitare l’ardore nella concorrenza ed accrescere l’intensità del lavoro, e se adulano gli imperialisti e vi si sottomettono contando sull’«aiuto» e sulla «cooperazione» dei paesi capitalistici occidentali, anziché appoggiarsi alla forza dei loro popoli, è in quanto han fatto proprio il punto di vista borghese, di natura reazionaria, nei confronti dell’uomo.
 Il socialismo che privilegia l’uomo poggia sui princìpi storico-sociali avanzati dalle idee del Juché, queste che delucidarono sotto una luce nuova e su basi scientifiche le leggi dell’evoluzione della società e della storia ponendo l’uomo al centro d’ogni interesse. Questo socialismo incentrato sull’uomo è il più scientifico che ci sia, giacché, partendo dal punto di vista e dall’atteggiamento del Juché nei confronti dell’uomo, esso auspica che ogni cosa serva l’uomo e che ogni problema venga risolto per mezzo dell’accrescimento del suo ruolo. Il nostro socialismo difende fermamente la sovranità dell’uomo e l’assicura perfettamente a ciascuno; favorisce il rapido sviluppo della sua coscienza ideologica e della sua capacità creatrice e le valorizza appieno. Esso permette così all’uomo di rinsaldare ulteriormente la sua posizione e di estendere ancora il suo ruolo di padrone e di trasformatore del mondo, e spinge energicamente in avanti la rivoluzione e lo sviluppo del paese.
 Inoltre le idee del Juché hanno chiarito sotto una luce nuova l’essenza della vita dell’uomo e il suo valore.
 Considerando che l’uomo è un essere biologico, la sua vita è una vita fisica. Tuttavia l’uomo non è un essere che gode soltanto di un’esistenza fisica. Per la prima volta nella storia, le idee del Juché stabilirono che l’uomo è un essere che gode di un’esistenza socio-politica contestualmente ad una vita fisica. Se quest’ultima è la vita di cui l’uomo gode in quanto organismo biologico, la prima è quella di cui gode in quanto essere sociale. L’esistenza socio-politica è una vita propria dell’uomo, essere sociale.
 La vita fisica è preziosa per l’uomo. Essa costituisce il fondamento della sua esistenza socio-politica. In questo senso, la vita materiale che sopperisce ai bisogni della sua esistenza fisica è destinata, si può dirlo, a soddisfare i bisogni primari dell’uomo. Ebbene, l’uomo non è un semplice essere biologico, ma un essere sociale i cui bisogni materiali si accrescono a misura del progresso della società in funzione dello sviluppo del suo Chajusong, della sua creatività e della sua coscienza. E ciò si ripercuote a sua volta sull’esistenza socio-politica dell’uomo. Una vita materiale stabile e sana non soltanto soddisfa i bisogni dell’esistenza fisica dell’uomo, ma parimenti offre garanzie materiali che permettono di mantenere e di sviluppare la sua esistenza socio-politica.
 Se, per l’uomo, la sua vita fisica è preziosa, la sua esistenza socio-politica lo è ancor di più. È un bisogno intrinseco per l’uomo, essere sociale, quello di apprezzare la sua esistenza socio-politica assai più della sua esistenza fisica. Chi cerca solo di soddisfare i bisogni della sua esistenza fisica trascurando quelli della sua vitalità socio-politica non può conoscere una vita meritoria, anche se giunge ad assicurarsi una vita materiale ricca, poiché questa diviene difforme e anormale al punto di confinarsi a quella degli animali, il che contrasta con la natura dell’uomo.
 La libertà è vitale per l’uomo. Questi, poiché è un essere sociale sovrano, rivendica una vita indipendente, esente da ogni assoggettamento e da ogni costrizione. Per lui condurre una vita indipendente è sinonimo di difendere la sua posizione e di esercitare i suoi diritti in quanto padrone del mondo e del suo destino. Ebbene, essere sociale, egli può avere una vita degna e godere d’integrità socio-politica solo esercitando i suoi diritti sovrani e realizzando le sue aspirazioni sovrane. Se viene privato della sua libertà e se viene assoggettato al prossimo, egli non differisce, ancorché sia in vita, da un morto sul piano socio-politico. Il desiderio dell’uomo di godere della libertà si realizza anzitutto attraverso la sua vita politica sovrana. Assoggettato sul piano socio-politico, egli non può, va da sé, godere di una vita indipendente.
 Poiché la sua vitalità socio-politica è la più preziosa per l’uomo, condurre una vita di valore equivale ad assicurarsi l’integrità socio-politica e a valorizzarla eccelsamente. Ebbene, è dalla collettività sociale che l’uomo riceve la sua vitalità socio-politica di cui questa collettività è madre. Perciò il valore di una vita dipende dal modo in cui si integra nella collettività sociale; e questa vita è meritoria solo nella misura in cui si gode dell’amore e della fiducia di questa; se si viene abbandonati da essa, questa esistenza non sarà d’alcun valore. Si conquista l’amore e la fiducia della collettività sociale quando ci si dedica ad essa collocandone gli interessi al di sopra dei propri. Così, per l’uomo, la vita più meritoria e più intensa è possibile solo quando trascorre una vita indipendente e creatrice nell’amore e nella fiducia della collettività sociale, confondendo il suo destino con quello di quest’ultima e dedicandosi ad essa. Ecco per l’uomo il mezzo di rendere onore alla sua esistenza socio-politica e di godere d’una vita degna dell’essere sociale di cui trattasi.
 Se, adesso, i reazionari borghesi e i rinnegati del socialismo reputano naturali lo sfruttamento e il dominio dell’uomo sull’uomo, e considerano l’uomo come un essere inferiore che cerca solo di soddisfare i suoi bisogni materiali, bisogna vedervi una delle manifestazioni incontestabili del carattere reazionario del punto di vista e dell’atteggiamento borghese nei confronti dell’essenza della vita umana e del suo valore.
 È soltanto sotto il socialismo basato sul collettivismo che gli uomini possono avere una vita degna di un essere umano, che permetta a ciascuno di valorizzare appieno la sua preziosa esistenza socio-politica ed anche di soddisfare i bisogni della sua esistenza fisica. Nella società socialista gli uomini, liberi da ogni forma di sfruttamento, di oppressione, di dominio e di assoggettamento, conducono una vita indipendente e creatrice in tutti i campi, soprattutto sul piano socio-politico. Per permettere agli uomini, nella società socialista, di condurre una vita indipendente e creatrice, dando prova di coscienza elevata e di grandi capacità in quanto padroni della società, bisogna organizzare correttamente le loro attività militanti e ideologiche e la loro vita culturale. L’uomo può servire efficacemente la società e la collettività e godere d’una vita meritoria in quanto degno membro della società e della collettività solo quando si sarà armato di un’ideologia sovrana e quando avrà acquisito capacità creatrici armoniose attraverso attività militanti e ideologiche rivoluzionarie ed una vita culturale ricca e sana.
 Il nostro socialismo è un vero socialismo giacché privilegia l’uomo e materializza perfettamente le sue aspirazioni intrinseche, cosicché tutti gli uomini godono nel suo seno dell’integrità politica e la valorizzano ed esso soddisfa largamente i bisogni della loro esistenza fisica. Questa società permette a tutti i membri della società di dedicarsi alla società e alla collettività, dando prova di coscienza ideologica elevata e di grandi capacità creatrici, e di vivere in buona intesa, nell’amore e nella fiducia di queste, godendo appieno di una vita meritoria ed esaltante.


3

 Il nostro socialismo è basato sul concetto jucheano delle masse popolari.
 Il socialismo trova la manifestazione della sua validità e del suo valore nel sostegno e nel credito che gli accordano le masse popolari. Il nostro socialismo è il più valido e il più potente che ci sia, forte del sostegno e della fiducia assoluta delle masse popolari, giacché poggia sulla visione e sull’atteggiamento del Juché nei confronti delle masse popolari.
 Queste sono il soggetto della storia. Per masse popolari s’intende una collettività sociale composta essenzialmente dai lavoratori, uniti dall’identità delle loro aspirazioni sovrane e delle loro attività creatrici.
 In una società divisa in classi il termine masse popolari riveste un carattere di classe. La società fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si divide in classe sfruttatrice e classe sfruttata, in classe dominante e classe dominata, a seconda che si detengano i mezzi di produzione e il potere statale o no; e le classi sfruttate e dominate sono la principale componente delle masse popolari. Ebbene, la composizione sociale di queste non è mai fissa, ma cambia a seconda dell’evoluzione della società e della storia. Nella società capitalistica non soltanto gli operai e i contadini, ma anche le altre classi e strati sociali, fra cui i lavoratori intellettuali, che tendono a difendere la loro indipendenza, fanno parte delle masse popolari. Nella società socialista, in cui tutti gli uomini sono divenuti lavoratori socialisti, tutte le classi e gli strati appartengono alle masse popolari. Certo, pure in questa società proseguono le trame d’un pugno di elementi ostili e nei ranghi dei rivoluzionari possono fare la loro comparsa dei rinnegati. Perciò vien fatto di distinguere nettamente le masse popolari dagli elementi che gli sono ostili.
 Benché rispecchi quindi i rapporti sociali di classe, il termine masse popolari non racchiude una nozione puramente di classe. Le masse popolari comprendono nel loro seno diverse classi e strati sociali ed è necessario tener conto delle origini sociali di ciascuno per giudicare se appartiene o no alle masse popolari, ma non si tratta di un criterio assoluto. L’uomo non è assoggettato, nei suoi pensieri e nelle sue azioni, alla sola influenza della posizione della classe cui appartiene. Chi riceve un’influenza rivoluzionaria e fa propria un’ideologia avanzata può servire le masse popolari a prescindere dalla posizione sociale della classe da cui proviene. È l’ideologia cui l’uomo s’ispira, piuttosto che le sue origini sociali, che serve da principale criterio per giudicare se egli appartiene alle masse popolari o no. Le idee socialiste e comuniste non sono le sole a servire da basi ideologiche per la costituzione delle diverse classi in masse popolari. Anche l’amore per il paese, per la nazione e per il popolo può condurre l’uomo a servire il popolo e ad integrarsi nelle masse popolari.
 Partendo da tale posizione, il compagno Kim Il Sung, grande leader, raggruppò, nelle diverse tappe della rivoluzione, tutti quanti tendevano a servire la patria, la nazione e il popolo, per farne una forza rivoluzionaria, e condusse la rivoluzione e lo sviluppo del paese di vittoria in vittoria. Facendo la rivoluzione, il nostro partito considera come suoi eterni compagni di strada, non come temporanei compagni di viaggio, tutti quelli che, appartenendo alle diverse classi e strati, s’interessano alla rivoluzione e li guida sulla via del socialismo e del comunismo.
 Gli imperialisti e gli altri reazionari si contrappongono, per la loro medesima natura di classe, alle masse popolari e temono lo stesso termine «popolo». Impiegano spesso la parola «cittadino» al fine di camuffare l’antagonismo e le contraddizioni che contrappongono le classi nella società capitalistica. I rinnegati del socialismo cercano anch’essi di dissimulare le loro manovre antipopolari con la parola «cittadino» parlando dell’edificazione d’una «società di cittadini», ecc. Si vedono anche spesso i reazionari e i rinnegati del socialismo impiegare cinicamente il termine «popolo». Ebbene, che quanti detestano il popolo, lo tradiscono, impieghino o no questo termine, non possono affatto camuffare la loro natura antipopolare. «Popolo» è il termine sacro che solo quanti si dedicano al popolo, solo i comunisti che combattono per il bene delle masse popolari dandovi il meglio di se stessi, hanno il diritto d’impiegare degnamente.
 Il compagno Kim Il Sung innalzò ben presto il popolo al cielo e si adoperò per far entrare il termine «popolo» nelle denominazioni del nostro Stato, del nostro esercito, delle nostre costruzioni monumentali, di un sacco d’altre cose, ossia di tutto quanto il paese possiede di prezioso e di bello. Perché privilegia così tanto il popolo, il nostro socialismo è un socialismo incentrato sulle masse popolari, il socialismo più valido che ci sia, in cui tutte le aspirazioni sovrane del popolo si trovano perfettamente realizzate.
 Le masse popolari sono padrone di ogni cosa nella società. Lo sono perché sono loro che vi creano ogni cosa.
 Esse posseggono, meglio di chiunque altro, grandi capacità creatrici per la trasformazione della natura e della società. Un individuo è limitato nella sua forza e nella sua intelligenza ma le masse popolari non lo sono. Se c’è un essere onnipotente nel mondo, sono proprio loro. È con la loro forza e la loro intelligenza inesauribile che creano ogni cosa nella società, fanno evolvere la storia e progredire la rivoluzione.
 Esse trasformano la natura, sviluppano le forze produttive e creano i beni materiali. Certo, anche la classe dei capitalisti è interessata allo sviluppo delle forze produttive per trarne maggiori benefici, ma non crea beni materiali con le sue mani. Le masse popolari creano anche le ricchezze spirituali e culturali. Non soltanto le creano, ma altresì generano pensatori progressivi, studiosi eminenti, scrittori ed artisti di talento. La classe sfruttatrice mette in opera i portavoce della sua ideologia e della sua cultura, ma questi ostacolano la vita e lo sviluppo sano della società. Sono le masse popolari che trasformano la società. La classe sfruttatrice reazionaria è interessata non a trasformare la società, ma a mantenere e a consolidare il caduco regime di sfruttamento. La campagna di «riforma» cui si abbandonano i governanti borghesi è destinata solo ad alleviare la crisi che attraversa il capitalismo. Solo le masse popolari, quando hanno preso coscienza di se stesse e sono raggruppate, possono trasformare la società nel senso del progresso. Poiché creano ogni cosa nella società, esse devono a buon diritto controllarvi ogni cosa. Ebbene, è solo sotto il regime socialista in cui il potere statale e i mezzi di produzione appartengono al popolo che esse divengono padrone di ogni cosa nel vero senso del termine.
 In quanto padrone di ogni cosa nella società, esse devono occupare questa posizione, esercitare i loro diritti, assolvere le loro responsabilità e il loro ruolo, godere di una vita meritoria e felice, degna di loro.
 Siccome sono padrone di ogni cosa nella società, esse devono a buon diritto accedere alla posizione che gli spetta ed esercitare i relativi diritti.
 D’altronde sono queste le loro aspirazioni sovrane. La libertà è vitale per loro; l’accesso a una posizione indipendente e l’esercizio dei diritti sovrani costituiscono le condizioni fondamentali che decidono la loro sorte. Poiché sono le padrone dello Stato e della società, esse devono occupare la posizione che gli appartiene ed esercitare i diritti che gli spettano in quanto tali in tutti i settori della vita sociale, in particolare nella politica, nell’economia, nella cultura, ecc.
 Per difendere e realizzare perfettamente la sovranità delle masse popolari bisogna tradurre nella politica le loro aspirazioni sovrane e darvi esecuzione appoggiandosi alla loro forza.
 Sono queste aspirazioni che costituiscono il criterio da impiegare per giudicare il valore di una politica. La sola via che permette di evitare il soggettivismo e le vicissitudini nella rivoluzione e nello sviluppo del paese è di mescolarsi alle masse popolari e d’ascoltare le loro opinioni e le loro rivendicazioni. Esse sono nostre padrone in tutto. Una volta sintetizzate e sistematizzate, le loro volontà e le loro aspirazioni sovrane divengono l’ideologia e la politica da mettere in opera. Il partito della classe operaia è tenuto a penetrare nelle masse popolari e a rilevare le loro opinioni e le loro aspirazioni prima di elaborare la sua politica. I quadri, dal canto loro, devono cominciare il loro lavoro col prendere visione dei desideri e dei bisogni di queste. Se il nostro partito ha potuto istituire il regime socialista più valido che ci sia e farlo progredire ininterrottamente anche in circostanze complesse e difficili, è in quanto si è sempre mescolato alle masse popolari, ha conformato la sua politica e la sua linea alle loro aspirazioni sovrane e le ha applicate a fondo, appoggiandosi alla loro forza. È questo il segreto della marcia vittoriosa del nostro socialismo che non ha cessato di progredire sulla via più corretta, senza conoscere la minima deviazione o vicissitudine.
 Per difendere e realizzare la sovranità delle masse popolari bisogna assicurare l’indipendenza e la sovranità nazionale.
 Realizzare l’indipendenza nella politica e nell’economia e l’autodifesa in materia di sicurezza nazionale è il principio rivoluzionario invariabilmente mantenuto dal nostro partito. Il nostro partito e il nostro popolo tengono infinitamente alla loro indipendenza e alla loro sovranità nazionale; hanno gelosamente difeso la loro sovranità e la loro dignità nazionale osservando fedelmente i princìpi rivoluzionari d’indipendenza politica, d’indipendenza economica e d’autodifesa a dispetto delle pressioni degli imperialisti e dei partigiani del dominio e, oggi, proseguono la loro marcia seguendo le proprie convinzioni e portando sempre alta la bandiera del socialismo.
 In questo momento gli imperialisti s’immischiano brutalmente negli affari interni degli altri paesi e calpestano la sovranità degli altri popoli tentando di giustificare i loro atti sotto la veste della «difesa dei diritti umani». Ebbene, i diritti umani sono inconcepibili all’infuori dell’indipendenza e della sovranità nazionale. In un paese sotto dominio straniero il popolo non può mai godere dei diritti umani. Per diritti umani s’intendono i diritti sovrani che il popolo deve poter esercitare in tutti i campi della vita sociale, in particolare quello politico, economico, ideologico e culturale. Ebbene, i «diritti umani» di cui parlano gli imperialisti sono i privilegi che hanno i ricchi di fare tutto quel che vogliono col loro denaro. Gli imperialisti non considerano nemmeno come diritti umani, per esempio, quello dei disoccupati a lavorare, quello dei senzatetto e degli orfani a nutrirsi. Loro che non accordano ai lavoratori il diritto all’esistenza, il diritto più elementare, e che praticano una politica antipopolare, una politica di discriminazione razziale e nazionale, una politica colonialista, non sono minimamente qualificati per parlare dei diritti umani. I più grandi nemici dei diritti umani sono gli imperialisti, che violano i diritti sovrani dei popoli e che s’ingeriscono negli affari interni degli altri paesi sotto la veste dei «diritti umani». Non ammetteremo mai alcun atto d’ingerenza ed alcun atto arbitrario degli imperialisti che cercano con arroganza di recar danno alla sovranità del nostro paese e della nostra nazione, difenderemo e salvaguarderemo risolutamente questa sovranità.
 Le masse popolari, padrone di ogni cosa nella società, devono assolvere le responsabilità e il ruolo che gli spetta a questo titolo.
 È così che potranno salvaguardare la loro posizione e i loro diritti di padrone. La rivoluzione e lo sviluppo del paese sono imprese per e con loro. Devono risolvere sotto la propria responsabilità e coi propri mezzi tutti i problemi posti dalla rivoluzione e dallo sviluppo del paese.
 Affinché le masse popolari assolvano le loro responsabilità e il ruolo che gl’incombe in quanto padrone di ogni cosa nella società, bisogna elevare la loro coscienza di essere queste padrone, il che presuppone la priorità data al lavoro di trasformazione ideologica, al lavoro politico. Dare la priorità assoluta a questo lavoro è un’esigenza intrinseca della società socialista. In regime socialista, con le masse popolari padrone dello Stato e della società, il motore principale dello sviluppo sociale risiede nel grande entusiasmo rivoluzionario e nell’elevata attività creatrice delle masse popolari dotate di coscienza ideologica sovrana e strettamente unite attorno al partito e al leader. Per dare un forte impulso alla rivoluzione e allo sviluppo del paese ed evidenziare il valore del socialismo, bisogna effettuare la trasformazione comunista di tutti i membri della società ed esaltare il loro entusiasmo rivoluzionario e la loro attività creatrice, grazie alla priorità data al lavoro di trasformazione ideologica, al lavoro politico. Perciò, per edificare il socialismo, bisogna sempre impegnarsi principalmente a formare le masse popolari e ad esaltare il loro ardore rivoluzionario e il loro dinamismo creatore, al fine di accrescere il loro ruolo, grazie alla priorità data al lavoro di trasformazione ideologica, al lavoro politico. Non può esservi nessun altro mezzo efficace per dare impulso all’edificazione del socialismo. Il ricorso al denaro per stimolare l’attività dell’uomo contrasta con la natura della società socialista, e questo procedimento non permette di evidenziare il valore del socialismo. Questo metodo capitalista non soltanto sarà inefficace per dare libero corso all’entusiasmo rivoluzionario e all’attività creatrice dell’uomo, ma avrà anche la conseguenza di far degenerare lo stesso regime socialista e di metterlo in pericolo. Grazie alla priorità assoluta data al lavoro di trasformazione ideologica, al lavoro politico, il nostro partito poté far progredire efficacemente la rivoluzione e lo sviluppo del paese ed evidenziare il valore socialismo contando sul grande entusiasmo rivoluzionario e sull’elevato dinamismo creatore delle masse popolari. Questo entusiasmo rivoluzionario e questo dinamismo creatore delle masse popolari strettamente unite attorno al partito e al leader sono la fonte della forza che permette al nostro socialismo incentrato su queste masse, al socialismo più scientifico che ci sia, di dimostrare il suo valore e la sua invincibilità.
 Per permettere alle masse popolari di assolvere le responsabilità e il ruolo di padrone di ogni cosa nella società, bisogna accrescere le loro capacità creatrici. È questa una questione importante che richiede sempre l’attenzione primordiale nella rivoluzione e nello sviluppo del paese. Dato che le masse popolari creano tutti i valori della società, il successo della rivoluzione e dello sviluppo del paese dipendono dal lavoro d’accrescimento della loro forza. Accrescere la loro forza significa sviluppare le loro capacità creatrici, senza dimenticar d’elevare il loro livello di coscienza sovrana. Nella società capitalistica l’aspirazione delle masse popolari a svilupparsi all’infinito come esseri sovrani e creatori non può realizzarsi adeguatamente. Gli imperialisti e i capitalisti non hanno bisogno di esseri umani sovrani e creatori, in altre parole di esseri umani dalla coscienza sovrana e sviluppati su tutti i piani, hanno bisogno piuttosto di schiavi, di esseri obbedienti, di produttori di plusvalore. È per questa ragione che non lasciano nulla d’intentato per fare delle masse lavoratrici degli schiavi del capitale e che le depravano e deformano le loro capacità creatrici. È soltanto nella società socialista che l’aspirazione delle masse popolari a svilupparsi come esseri sovrani e creatori può essere esaudita appieno. Il nostro partito ha istituito il miglior sistema d’insegnamento socialista che ci sia e il sistema che permette a tutto il popolo di studiare, che sono gestiti a spese dello Stato e della società, in modo che tutti i membri della società siano ben formati come costruttori del socialismo e del comunismo, armoniosamente sviluppati. Ecco perché, a dispetto delle grandi difficoltà riscontrate, il nostro popolo, animato dalla fiducia in sé, può dare un forte impulso all’edificazione del socialismo, risolvendo tutti i problemi coi propri mezzi e grazie alla propria intelligenza.
 Le masse popolari, padrone di ogni cosa nella società, devono accedere a una vita meritoria e felice.
 A questo riguardo, la vita materiale è d’importanza notevole. Essa è alla base della vita sociale. Poiché, in regime socialista, le masse popolari sono le padrone dello Stato e della società, esse devono giustamente aver accesso ad una vita materiale agiata e altamente civilizzata. Fino ad oggi, grazie alla promozione energica dell’edificazione economica, il nostro partito ha consolidato e sviluppato il sistema economico socialista ed edificato una possente economia nazionale socialista e indipendente, garantendo così solidamente al paese la possibilità di soddisfare coi propri mezzi i bisogni materiali della popolazione. L’economia nazionale indipendente che abbiamo messo in piedi dando prova di fiducia in sé e d’ostinazione possiede un immenso potenziale, un prezioso capitale per assicurare a tutto il popolo una situazione materiale sana e stabile. Proseguiremo i nostri grandi sforzi a favore dell’edificazione economica del socialismo al fine di accrescere la potenza economica del paese e di elevare costantemente il livello di vita materiale del nostro popolo in conformità con le esigenze del socialismo.
 L’implicazione essenziale della vita meritoria e felice delle masse popolari è, per ciascuno, di rendere onore alla propria integrità socio-politica e di vivere degnamente, circondato dall’amore e dalla fiducia della collettività sociale.
 Fin dal principio il popolo aspirò a vivere valorizzando la sua integrità socio-politica, circondato dall’amore e dalla fiducia della collettività sociale, aspirazione che non può realizzarsi nella società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo sono incompatibili con l’amore e la fiducia verso il popolo, poiché lo sfruttatore e lo sfruttato non possono essere uniti da un amore e da una fiducia autentica. Nella società capitalistica, col valore della personalità umana tramutato in valore di scambio e soppesato in funzione del denaro e dei beni materiali posseduti, non si può parlare d’amore e di fiducia verso le masse popolari. Che i borghesi reazionari parlino rumorosamente di un amore che trascenderebbe le frontiere tra le classi è un trucco volto a mascherare la natura reazionaria del regime di sfruttamento capitalista e ad attenuare le contraddizioni di classe. La precedente teoria della classe operaia denunciò la natura reazionaria dell’amore ipocrita che sarebbe al di sopra delle classi, come auspicato dalla reazione borghese, e determinò che, nella società di classi, l’amore riveste un carattere di classe. Il carattere di classe dell’amore non presuppone che l’amore e la fiducia possano esistere soltanto tra quanti si trovano in situazioni sociali identiche. Rapporti d’amore e di fiducia possono unire anche quanti, malgrado la differenza delle loro situazioni sociali, lottano in comune e conducono attività creatrici congiunte per difendere la causa dell’emancipazione delle masse popolari.
 L’istituzione del regime socialista porta all’eliminazione degli antagonismi tra le classi e alla sostituzione dei rapporti d’antagonismo e di sfiducia tra gli uomini con rapporti d’amore e di fiducia. Nella società socialista l’amore e la fiducia fioriscono tra la collettività sociale e i suoi membri, tra i membri della società, e si esprimono in modo sublime tra il leader e i suoi soldati. Quando tutti i membri della società onorano senza riserve la loro integrità socio-politica, con l’amore e la fiducia che uniscono il leader e i suoi soldati, il partito e il popolo, e tutta la società trasformata in un organismo socio-politico, è allora la vita più meritoria e più bella, e la società che vi è giunta gode della più grande solidità e della più elevata vitalità che ci siano.
 Il socialismo incentrato sulle masse popolari instaura al meglio i rapporti di coesione e di cooperazione, d’amore e di fiducia degni di compagni in tutti i campi della vita sociale e segna la sua politica d’amore e di fiducia. L’amore e la fiducia costituiscono l’essenza della politica nella società socialista in cui le masse popolari sono divenute, da vittime della politica, sue autrici. Noi chiamiamo la politica d’amore e di fiducia politica di virtù. Gli imperialisti hanno un bel truccare la politica borghese sotto la veste del «pluripartitismo» e della «democrazia parlamentare» e cercar di denigrare la politica socialista, non possono dissimulare la verità. La politica borghese è una politica d’oppressione e di saccheggio, crudele e subdola, legata al potere del denaro.
 Affinché un’autentica politica di virtù sia messa in opera nella società socialista, occorre un leader politico dotato di un amore sconfinato per il popolo. Il leader politico socialista, se dev’essere competente, deve nondimeno, anzitutto, essere altamente dotato della virtù d’amare infinitamente il popolo. In quanto la politica socialista è, in essenza, una politica di virtù. Se manca di capacità, il leader politico socialista può rallentare lo sviluppo della società socialista, ma, se manca di virtù, rischia di tradire il popolo e, di conseguenza, di portare alla sconfitta del socialismo.
 La politica d’amore e di fiducia nella società socialista richiede che il partito al potere ne sia un protettore.
 Il partito della classe operaia è l’organizzazione politica dirigente della società; di conseguenza, in regime socialista, dipende dalla sua edificazione che gli organismi dello Stato e tutte le organizzazioni servano bene il popolo. Fare del partito un protettore è la condizione preliminare affinché il popolo sia servito da questi organismi e da queste organizzazioni. Fare del partito un protettore significa farne la guida e il protettore autentico del popolo, fargli rispondere del destino delle masse popolari e prendersi cura di loro come una madre accudisce i suoi bambini e li cura con amore. Nel passato si considerava in generale il partito come l’arma della lotta di classe. Il partito della classe operaia deve certo condurre la lotta di classe; però tutte le sue attività devono avere come punto di partenza un amore e una fiducia sconfinata verso il popolo. Il partito deve assumersi il dovere primordiale di difendere gli interessi delle masse popolari e combattere quanti cercano di recarvi danno. Se un buon numero di partiti ha perso il sostegno e la fiducia delle masse popolari e ha finito per cessare di esistere, è in quanto non erano divenuti dei protettori, che potessero rispondere del destino del popolo ed occuparsene con affetto, ma si erano ridotti allo stato di partiti burocratici, mostrandosi autoritari e abusando del loro potere.
 Per edificare il partito al potere in regime socialista come partito protettore bisogna formare tutti i quadri e gli altri membri del partito in uno spirito d’amore infinito e di dedizione verso il popolo.
 Per dedicarsi al popolo bisogna saper pensare a questo più che a sé e condividerne le gioie e le sofferenze. Dedicarsi al popolo è il dovere sacro dei comunisti e in ciò risiede il valore autentico della loro vita. Se i rivoluzionari aderiscono al partito della classe operaia, è per meglio servire il popolo, e non per un interesse personale, gli onori e il potere. Il vero comunista, il vero membro del partito della classe operaia, è chi è pronto a faticare per primo e a godere per ultimo dei piaceri, e si propone di assumersi dei compiti difficili ma di concedere le corone agli altri. Affinché gli aderenti al partito siano di questa tempra, la formazione ideologica deve spingerli a dedicarsi al popolo.
 In regime socialista, per fare del partito al potere un protettore, è importante impegnarsi a trasformare completamente i quadri in rivoluzionari e a combattere i loro abusi d’autorità, la loro burocrazia, la loro corruzione. Sono questi i principali ostacoli alla messa in opera d’una politica di virtù nella società socialista. Il socialismo rigetta ogni privilegio. Una volta istituito il regime socialista, la classe privilegiata cessa di esistere. Finché il potere statale e i mezzi di produzione saranno nelle mani del popolo, la classe privilegiata non potrà rinascere nella società socialista. Tuttavia nella società socialista, se non si combattono gli abusi di potere, la burocrazia, la corruzione, certi quadri che mancano di formazione rischiano di lasciarsi degenerare, d’isolarsi dal popolo e di formare uno strato a parte. Siccome tutta la politica del partito e dello Stato si esegue mediante i quadri, se questi abusano della loro autorità e peccano di burocrazia, questa politica non può essere applicata correttamente, per quanto pertinente essa sia. Se i quadri abusano della loro autorità, si comportano da burocrati e si danno alla corruzione, il partito al potere in regime socialista finirà per perdere il sostegno e la fiducia delle masse, e si sa che un partito sprovvisto di questo sostegno cessa di esistere. Come dimostra la lezione storica, per il partito al potere in regime socialista tollerare nei quadri l’abuso d’autorità, la burocrazia e la corruzione equivale a scavarsi la tomba.
 Il nostro partito, percepito il pericolo che implicano gli abusi di potere, la burocrazia e la corruzione che potevano rivelarsi in seno al partito al potere, ha ben presto ingaggiato una lotta perseverante contro queste manifestazioni. Oggi i nostri quadri, ispirandosi alla parola d’ordine del nostro partito: «Al servizio del popolo!», lavorano per il popolo come servitori fedeli. Però, siccome gli abusi di potere, la burocrazia e la corruzione scaturiscono dagli strascichi delle idee caduche e gli imperialisti proseguono i loro tentativi di penetrazione ideologica e culturale per impiantare le idee superate nei nostri ranghi, non dobbiamo affatto trascurare la lotta contro questi vizi. Lo sforzo di formazione e la lotta ideologica vanno proseguiti energicamente per estirparli completamente dai quadri.
 La politica d’amore e di fiducia, la politica di virtù, che pratica il nostro partito è il fattore fondamentale del valore e dell’indefettibilità del socialismo del nostro paese.
 Grazie alla politica di virtù praticata dal suo partito e dal suo leader, il nostro popolo onora la sua preziosa vitalità socio-politica e gode di una vita al più alto grado meritoria e degna nel nostro regime socialista incentrato sulle masse popolari. Tutti i membri della società si fidano gli uni degli altri, si rispettano reciprocamente, si aiutano a vicenda, provano la gioia di vivere e godono della felicità, in seno alla grande famiglia armoniosa che formano, tale è l’aspetto autentico della nostra società.
 Da noi tutto il popolo onora e rispetta il leader come suo padre e considera il partito come suo protettore e lo ama; il leader, il partito e le masse sono uniti in un’entità socio-politica, condividendo la medesima sorte nel meglio e nel peggio. Taluni si sacrificano senza esitazione per salvare dal pericolo i loro compagni rivoluzionari, altri, ragazzi e ragazze, sposano dei militari feriti al loro posto di difesa nazionale, o s’incaricano di prendersi gran cura degli orfani e degli anziani senza sostegno come dei propri cari, ecc., altrettanti esempi delle belle abitudini comuniste che regnano in tutta la società. È questo il brillante risultato della politica di virtù del nostro partito.
 La vitalità di questa politica si esprime non soltanto nel nobile aspetto spirituale e morale del popolo, ma altresì nella sua vita materiale e culturale sana ed equa che va migliorandosi da un giorno all’altro. Il nostro popolo non ha nulla di cui preoccuparsi per il suo nutrimento, il suo vestiario e il suo alloggio; grazie al sistema d’insegnamento obbligatorio e gratuito e di cure mediche gratuite in atto, ciascuno s’istruisce per tutta la vita e gode di salute e longevità. Nel nostro paese lo Stato offre un impiego stabile a tutti i cittadini adatti al lavoro, assicura sotto la sua responsabilità buone condizioni di vita a tutta la popolazione, anzi veglia con cura sulla situazione delle persone momentaneamente o in guisa permanente inadatte al lavoro e degli anziani senza sostegno. I veterani rivoluzionari, i veterani della guerra, i militari feriti al posto di difesa nazionale e le persone meritevoli conducono una vita esaltante sotto la protezione dello Stato, nel rispetto e nell’affetto considerevole del popolo.
 La politica di virtù del nostro partito giova ancor più alla generazione in ascesa. La gioventù è la continuatrice della rivoluzione e l’avvenire della nazione. L’esito della rivoluzione e la grandezza o il declino della nazione dipendono dalla formazione della nuova generazione. Di conseguenza, questa formazione non incombe ai soli genitori. Nella società capitalistica, in cui l’avvenire della generazione in ascesa dipende dalla fortuna dei genitori, essa è inevitabilmente vittima dell’ineguaglianza e dei flagelli sociali. Attualmente, a causa dell’aggressione e dell’ingerenza degli imperialisti, del saccheggio esercitato dalle classi sfruttatrici, numerosi bambini e adolescenti in tutto il mondo perdono la vita, divengono invalidi, finiscono in mezzo alla strada o scivolano sulla vita del crimine e della decadenza, vittime di guerre, di conflitti sociali, della malattia e della fame. Non è questo il caso nella nostra società socialista, in cui una politica di virtù vien messa in opera, in cui lo Stato si fa carico della formazione di tutti i membri della nuova generazione. Il nostro partito e il nostro Stato gli prodigano più affetto e più sollecitudine possibile, poiché tutti questi giovani s’istruiscono a volontà grazie all’insegnamento obbligatorio universale di undici anni, sistema d’insegnamento avanzato, e ricevono tutto dallo Stato, dalle uniformi alle forniture scolastiche. Grazie all’amore e alla sollecitudine sconfinata del partito, del leader, dello Stato e della società, la generazione in ascesa da noi cresce nella felicità, senza aver più niente da invidiare al mondo.
 Tutta la politica popolare messa in opera nel nostro paese testimonia il valore del nostro regime socialista incentrato sulle masse popolari; essa scaturisce dall’amore sublime del nostro partito e del nostro leader per il popolo. La politica di virtù è la modalità politica tradizionale di cui il compagno Kim Il Sung, grande leader, preparò ben presto le radici storiche durante la rivoluzione antigiapponese e che sviluppò in profondità man mano che la rivoluzione e lo sviluppo del paese progredivano.
 Il compagno Kim Il Sung, rispettato leader, fu il padre affettuoso del nostro popolo; incarnò l’amore del popolo al più alto grado. Si è dato ben presto come motto «il popolo è il mio dio», si è sempre mescolato al popolo, vi ha condiviso il peggio come il meglio e ha destinato tutto al suo bene. Se nel nostro paese s’è vista inscriversi la gloriosa storia di un’autentica politica popolare, quella di grande virtù, lo si deve al fatto d’aver avuto come leader il rispettato compagno Kim Il Sung, dotato di una moralità sublime, che tributava un amore infinito al popolo.
 Il nostro partito continua e sviluppa le brillanti tradizioni della politica di virtù istituite dal compagno Kim Il Sung, grande leader. La politica di virtù che pratica il nostro partito è una politica di sollecitudine e di fiducia illimitata: essa prodiga sollecitudine e fiducia a tutte le classi e strati sociali senza distinzione. In questo senso, noi chiamiamo questa politica politica di magnanimità. È perciò una politica di sollecitudine e di fiducia costante: il partito veglia sulla vita socio-politica di ciascuno e la guida con cura sotto la propria responsabilità; esso non fa a meno neppure di quanti hanno commesso degli errori, ma li educa e li trasforma per metterli sulla buona strada e veglia sulla loro vita socio-politica in modo che vi rendano sempre onore.
 La sollecitudine e la fiducia sublime che il partito e il leader prodigano al popolo trovano eco nella fedeltà infinita che questo gli reca. Fin dall’antichità il nostro popolo è noto per il suo attaccamento alla giustizia, il suo amore per il lavoro, il suo coraggio, il suo profondo sentimento del dovere e la sua nobile cortesia. Queste belle qualità fioriscono appieno nella nostra epoca su nuove basi spirituali e morali. Il nostro popolo è profondamente riconoscente al partito e al leader per la politica di virtù e lotta con abnegazione dando sommamente prova di fedeltà per meritarsi i loro benefici. La fedeltà che il nostro popolo reca al compagno Kim Il Sung, grande leader, va esaltandosi fino a diventar sublime oggi che questi ci ha improvvisamente lasciati. La volontà immutabile del nostro popolo è d’onorare in eterno il rispettato compagno Kim Il Sung come il leader del nostro partito e della nostra rivoluzione tributandogli un rispetto fra i più sinceri. Ispirandosi alle raccomandazioni del compagno Kim Il Sung, leader affettuoso, esso lotta con più ardore sotto la direzione del nostro partito per riportare nuove vittorie. Non c’è popolo più fedele al suo partito, al suo leader, più devoto alla sua patria, alla società e alla collettività. Nessun popolo ha un profilo spirituale e morale più nobile. Siamo fieri d’avere un popolo così coraggioso, così ammirevole. Avere così ben formato il popolo è una grande realizzazione registrata dal nostro partito, l’eclatante vittoria della sua politica di virtù.
 Gli uomini di tutto il mondo invidiano il socialismo instaurato nel nostro paese che qualificano come socialismo ideale, giacché è l’autentico socialismo incentrato sulle masse popolari e materializza perfettamente i princìpi della sollecitudine e della fiducia nei confronti del popolo.
 Qui le masse popolari, che sono padrone dello Stato e della società, occupano la posizione che gli è dovuta, esercitano i loro diritti legittimi, assolvono le loro responsabilità e il loro ruolo di padrone e conducono una vita meritoria e felice, degna di loro. Proprio per questo il nostro socialismo incentrato sulle masse popolari è indefettibile, forte del sostegno e del credito assoluto delle masse popolari.
 Il nostro partito praticherà sempre la politica popolare, quella di grande virtù, nel pieno senso del termine, considerando le masse popolari che sono padrone di ogni cosa nella società come un essere sovrano e prodigando una sollecitudine ed una fiducia sconfinata al popolo. Oggi il nostro partito e il nostro popolo si trovano di fronte a un compito gravoso e onorevole, quello di continuare di generazione in generazione e d’ultimare la nostra opera socialista che il compagno Kim Il Sung, grande leader, ha intrapreso e diretto finora. Se nel passato il nostro partito ha riportato vittoria su vittoria contando ed appoggiandosi al popolo, lo farà anche in avvenire per ultimare la nostra opera socialista.
 Il socialismo incentrato sull’uomo, sulle masse popolari, è il più scientifico, il più valido e il più potente che ci sia. Per la sua verità scientifica e la sua pertinenza, il socialismo non mancherà di trionfare.