SEGUIAMO CON PASSO DECISO LA VIA DEL SOCIALISMO
E DEL COMUNISMO LEVANDO PIÙ IN ALTO LA BANDIERA
DELLA LOTTA ANTIMPERIALISTA

Risultati del colloquio con i dirigenti del
Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea
25 settembre 1987


 Lo svolgimento generale della rivoluzione avviene oggi in un contesto assai complesso. La nostra analisi di tutti gli avvenimenti occorsi nell’arena internazionale mostra che essi sollevano gravi problemi che riguardano non solo l’esito della nostra rivoluzione ma anche quello della rivoluzione mondiale.
 Poiché dobbiamo continuare e portare a compimento l’opera rivoluzionaria del Juché avviata dal compagno Kim Il Sung, grande leader, noi comunisti coreani abbiamo il compito storico di assumere una giusta visuale sulla situazione attuale, di attenerci saldamente alla posizione rivoluzionaria della classe operaia e poi di imprimere un nuovo slancio alla rivoluzione.
 Una valutazione corretta della situazione in cui attualmente si svolge la rivoluzione e il mantenimento della posizione rivoluzionaria presuppongono prima di tutto un’esatta comprensione del vero volto dell’imperialismo contemporaneo e del suo destino.
 Nel corso della seconda guerra mondiale l’imperialismo ha subìto gravi colpi. I paesi sconfitti come la Germania fascista, il Giappone e l’Italia hanno ricevuto colpi mortali e anche le grandi potenze capitaliste dalla parte degli Alleati, come l’Inghilterra e la Francia, sono state duramente colpite. In breve, alla fine della seconda guerra mondiale il capitalismo si è trovato terribilmente indebolito.
 Tuttavia l’imperialismo americano ha fatto eccezione: esso ha tratto enormi profitti dalla seconda guerra mondiale e si è rapidamente ingrassato. L’industria nazionale degli Stati Uniti non è stata allora distrutta ma, al contrario, la produzione industriale è più che raddoppiata. Durante la guerra, in qualità di fornitori di armi ed altri generi di materiale bellico alle forze alleate, hanno considerevolmente sviluppato la loro industria bellica e, vendendo il surplus delle proprie merci a peso d’oro, hanno realizzato utili esorbitanti. Alla fine della guerra sono divenuti i più grandi detentori d’obbligazioni al mondo.
 Così l’imperialismo americano è giunto a occupare una posizione predominante nel mondo capitalista, sul piano sia economico che militare, e questo fu un fattore determinante delle trasformazioni in esso intervenute dopo la fine della seconda guerra mondiale.
 A quell’epoca i capitalisti monopolisti americani dovevano misurarsi con questa duplice questione vitale: come mantenere la loro industria bellica notevolmente allargata e come disporre d’immensi capitali eccedenti.
 In cerca di una scusa per mantenere la propria industria bellica, gli imperialisti americani hanno fatto un gran baccano intorno alla «minaccia comunista» e hanno praticato la politica della guerra fredda, in nome della salvaguardia del «mondo libero», caratterizzata dalla contrapposizione ai paesi socialisti e dall’aggravarsi della tensione internazionale. Questa era precisamente la «dottrina Truman». D’altra parte, cercando il modo di rimediare alla crisi economica ed utilizzare il surplus di capitali, hanno scelto la politica d’investire una parte di essi nei principali paesi capitalistici d’Europa col pretesto di «aiutare» il ripristino dell’economia distrutta di questi ultimi e di metter così le mani su di essa. Fu questo il «piano Marshall».
 L’imperialismo americano è così arrivato a dominare militarmente il mondo capitalista e a sottometterlo al proprio controllo economico, aggrappandosi sempre più alla sua politica aggressiva nell’intento di contenere la crescita delle forze socialiste e di realizzare la propria ambizione d’egemonia mondiale.
 Facendo assegnamento sulle sue tecniche d’avanguardia e sulla sua potenza economica preponderante, il capitale monopolistico americano ha rafforzato il flusso dei suoi capitali verso l’estero e ha allestito delle imprese multinazionali creando filiali in numerosi paesi. Negli anni ‘60 un gran numero di simili imprese ha fatto la sua comparsa in altri paesi capitalistici sviluppati. In questo modo l’internazionalizzazione del capitale ha ricevuto un rapido impulso e le imprese multinazionali degli Stati Uniti e di altri paesi capitalistici sviluppati sono giunte a dettar legge nell’economia del mondo capitalista.
 Via via che il capitale veniva rapidamente internazionalizzato mediante le imprese multinazionali, sono sopravvenuti nuovi cambiamenti nei rapporti tra i paesi capitalistici.
 Prima della seconda guerra mondiale le grandi potenze capitaliste rivaleggiavano con accanimento per impadronirsi di sbocchi per le loro merci e di sfere d’influenza, arrivando a scatenare conflitti armati e la guerra che portava con sé la distruzione. Si può affermare che la prima e la seconda guerra mondiale rappresentarono lo scoppio delle contraddizioni e degli antagonismi che si aggravavano tra le grandi potenze capitaliste. Nondimeno dopo la seconda guerra mondiale, con l’internazionalizzazione del capitale, dipendevano le une dalle altre e collaboravano sul piano economico e tecnico. Da allora hanno unito le forze per contrapporsi al socialismo e rafforzare lo sfruttamento e il saccheggio capitalista, mentre in precedenza erano sfinite dalle rivalità e dalle contese. Si può dire che il più grande cambiamento intervenuto dopo la seconda guerra mondiale nel mondo capitalista è il passaggio dalla contesa accanita alla coalizione e alla cooperazione tra le grandi potenze capitaliste. È certo vero che sussistono contraddizioni, ma nella fase attuale sono d’importanza secondaria, poiché l’alleanza costituisce l’elemento essenziale dei loro rapporti. Nel corso della quarantina d’anni seguiti alla seconda guerra mondiale, si è assistito a più di 170 guerre, grandi o piccole, ma mai tra le grandi potenze capitaliste la cui coalizione militare è stata invece rinsaldata dalla nascita delle alleanze militari.
 Accelerata l’internazionalizzazione del capitale interno all’imperialismo americano e riorganizzato l’imperialismo mondiale in modo da coalizzarsi, il capitalismo che si avvicinava alla sconfitta ha potuto risorgere e svilupparsi rapidamente nell’ambito economico e tecnico.
 Dopo la seconda guerra mondiale, oltre ad essersi alleati nell’ambito politico, economico e militare, gli imperialisti hanno fatto ricorso a procedimenti di dominio e di saccheggio più astuti che mai. Anche questa è una delle importanti caratteristiche dell’imperialismo contemporaneo.
 Si sono giocoforza sentiti in grave pericolo dinanzi alla crescita impetuosa delle forze socialiste e allo slancio del movimento operaio e del movimento di liberazione nazionale nei paesi coloniali. Perciò hanno inventato nuovi e machiavellici procedimenti di dominio e di saccheggio che dovevano permettere loro di indebolire l’influenza del socialismo e di arrestare quei movimenti.
 Si sono perciò resi profondamente conto che se non avessero disgregato il movimento operaio nel proprio paese non avrebbero potuto mantenere il regime capitalista. Dunque hanno cercato da un lato di formare un gran numero di aristocratici operai e dall’altro di nascondere lo sfruttamento capitalista e di placare la resistenza delle masse lavoratrici alla disoccupazione e alla povertà.
 Allo stesso modo hanno dovuto adottare nuovi modi di saccheggiare le colonie. Potevano sopravvivere solo sfruttando e depredando queste ultime. In seguito alla seconda guerra mondiale il movimento di liberazione nazionale ha preso uno slancio senza precedenti e il sistema coloniale è crollato, sicché l’imperialismo ha ricevuto colpi folgoranti. Per recuperare le colonie perdute, gli imperialisti si sono aggrappati a subdoli metodi neocolonialisti. Hanno riconosciuto nominalmente la sovranità dei paesi di recente indipendenza dei paesi in via di sviluppo e hanno accordato loro un «aiuto» per soggiogarli sul piano politico ed economico così come per sfruttarli e depredarli, mentre in precedenza avevano dominato e saccheggiato le colonie in maniera aperta e coercitiva.
 Il neocolonialismo è divenuto un procedimento che consente agli imperialisti di penetrare facilmente nei paesi in via di sviluppo. Un tempo le grandi potenze imperialiste si contendevano con accanimento le colonie, ma da quando hanno fatto affidamento sul neocolonialismo si sono coalizzati per penetrare nei paesi in via di sviluppo. Va notato in particolare che adoperando l’«aiuto» come esca hanno potuto placare la resistenza dei popoli di questi ultimi ed impadronirsi così facilmente di sbocchi per le loro merci come anche di giacimenti di materie prime.
 Poiché i paesi capitalistici collaborano nell’ambito economico e tecnico e si appropriano di vasti mercati e di enormi giacimenti di materie prime nei paesi in via di sviluppo, il mondo capitalista ha visto elevarsi rapidamente il livello di socializzazione della produzione e svilupparsi a velocità accelerata quest’ultima come anche la tecnica.
 Questi mutamenti intervenuti nel mondo capitalista sono serviti ai portavoce dell’imperialismo come pretesto per asserire che le contraddizioni fondamentali del capitalismo fossero risolte e che esso non fosse più moribondo ma crescesse e prosperasse.
 Tuttavia queste contraddizioni fondamentali non sono risolte, tutt’altro, così come non è cambiato il carattere predatorio dell’imperialismo. Per quanto sia internazionalizzato, il capitale non può essere altro da quello che è. Le aziende multinazionali non sono che un modo d’esistenza dei grandi capitali monopolistici, funzionali a rafforzare lo sfruttamento capitalista su scala mondiale e ad assicurare il dominio imperialista. Quel che è cambiato è che i procedimenti di sfruttamento di saccheggio capitalistici sono divenuti più dissimulati e che le contraddizioni capitaliste, oltrepassando il quadro nazionale, si sono estese su scala internazionale. Nel passato lo sfruttamento capitalista allargava il «divario delle ricchezze» a livello di ciascun paese, ma questo divario si approfondisce adesso su scala mondiale, poiché il mondo è diviso tra i paesi capitalistici ricchi e i paesi poveri in via di sviluppo.
 Nella fase attuale le contraddizioni del mondo capitalista si esacerbano più che mai e l’imperialismo è in preda a una grave crisi sia sul piano politico che economico.
 In ragione dello sfruttamento e del saccheggio neocolonialista degli imperialisti, l’industria nazionale va in bancarotta nei paesi in via di sviluppo, i cui popoli soffrono di una povertà sempre più profonda, e il loro debito estero aumenta di giorno in giorno. Il potere d’acquisto delle merci provenienti dai paesi capitalistici nei paesi in via di sviluppo si è indebolito insieme alla solvibilità di questi ultimi, ciò che non poteva essere che un colpo per le grandi potenze imperialiste che ingrassano a spese di queste nazioni.
 Lo sviluppo del capitalismo presuppone l’espansione dei mercati. Ebbene, poiché i paesi in via di sviluppo sono limitati come mercati per le loro merci e come consumatori per i loro capitali, gli imperialisti hanno avuto difficoltà a smaltire il surplus di merci in quei paesi e si sono visti obbligati a ridurre gradualmente i crediti che accordavano a questi ultimi. Ciò ha compromesso la situazione economica di queste nazioni e, peggio ancora, ha limitato la produzione nei paesi capitalistici sviluppati. Attualmente questi si disputano con accanimento chi imporrà quest’ultimo fenomeno agli altri. Nei paesi capitalistici sono imposti dei limiti alla produzione a dispetto di un progresso tecnico continuo, il che fa inevitabilmente sì che i ranghi dei disoccupati crescano e che l’inflazione si aggravi. Al momento attuale la disoccupazione raggiunge un tasso del 12-13% nei principali paesi capitalistici d’Europa, nello stesso tempo in cui il mondo capitalista attraversa una crisi monetaria.
 La situazione sempre più difficile che affrontano gli Stati Uniti, capofila dell’imperialismo mondiale, testimonia chiaramente la crisi del capitalismo.
 Gli Stati Uniti soffrono della crisi comune a tutte le grandi potenze capitaliste e in più perdono poco a poco le loro vecchie posizioni egemoniche nel mondo capitalista per arenarsi in un vicolo cieco. Poiché il loro controllo economico s’indebolisce in seguito allo sviluppo economico dei paesi capitalistici d’Europa e del Giappone, gli imperialisti americani si orientano verso la militarizzazione spinta dell’economia nel tentativo di mantenere il dominio sul mondo capitalista e di assicurare il profitto ai grandi monopoli bellici in piena espansione. Col risultato che il deficit di bilancio dello Stato è aumentato in modo prodigioso e che il debito estero si è accresciuto al punto che gli Stati Uniti, da più grande creditore, sono diventati il più grande debitore del mondo.
 La militarizzazione dell’economia degli Stati Uniti è un processo impossibile da frenare nella misura in cui i monopoli bellici cercano di estendere senza posa le loro industrie per accrescere i profitti. Gli Stati Uniti si mostrano favorevoli ai negoziati sul disarmo nucleare ma questo però non significa affatto che i monopoli bellici abbiano abbandonato l’intenzione di espandersi. Senza dubbio non si interessano direttamente alla riduzione degli armamenti nucleari già prodotti e venduti ma non permetteranno mai la limitazione o l’interdizione della produzione di questo genere di armi. Perciò gli Stati Uniti, benché si dichiarino favorevoli ad alcuni negoziati sul disarmo nucleare, continuano a promuovere l’avventuristico piano «guerre stellari» che, si dice, richiede una spesa di parecchi miliardi di dollari. Non potranno liberarsi dal pesante fardello delle spese militari che crescono di anno in anno e inevitabilmente il deficit di bilancio e il debito estero aumenteranno senza tregua, finendo per portare con sé una catastrofe economica irrimediabile.
 Se gli imperialisti vogliono trovare il modo giusto di uscire dalla crisi politica ed economica, devono prima di tutto abbandonare il vecchio ordine economico internazionale, leva dello sfruttamento e del saccheggio neocolonialista dei paesi in via di sviluppo, e aiutare ad affermarne uno nuovo ed equo che permetta a questi ultimi di accedere allo sviluppo economico e tecnico.
 La crescita economica dei paesi in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina con le loro immense risorse naturali e umane condiziona la soluzione del problema del mercato dei paesi capitalistici sviluppati. È questo il solo mezzo di sopravvivenza di questi ultimi. Tuttavia, dato che sono solo degli sfruttatori, gli imperialisti rifiutano l’instaurazione di un nuovo ordine economico internazionale propugnata dai popoli dei paesi in via di sviluppo e continuano lo sfruttamento e il saccheggio neocolonialista, andando così incontro alla sconfitta.
 Si prevede che le contraddizioni e gli antagonismi tra le grandi potenze imperialiste andranno ancora aggravandosi. Oggi si sono alleate tra loro per mantenere le proprie posizioni monopolistiche ma non c’è dubbio che, man mano che i mercati si restringeranno e che i capitali non avranno più gli stessi mezzi per riprodursi e per arricchirli, i loro interessi si contrapporranno gli uni agli altri e le contraddizioni che li dividono si aggraveranno. Quando i lupi non hanno niente da mangiare, è inevitabile che si sbranino a vicenda.
 L’imperialismo contemporaneo soffre ugualmente di profonde contraddizioni interne tali da portarlo ineluttabilmente alla rovina.
 I paesi capitalistici sviluppati appaiono in piena prosperità ma si stanno tuttavia corrompendo internamente sotto l’effetto di contraddizioni che non cessano di crescere.
 Con gli sbocchi per le loro merci che diminuiscono sempre più, i capitalisti cercano di creare dei bisogni artificiali inumani e d’imporre alla gente una vita materiale anormale. Poiché incoraggiano il lusso e la vita dissoluta e fabbricano ogni sorta di aggeggi che giungono a paralizzare l’essere l’umano sul piano fisico e spirituale, col passare dei giorni si assiste alla rapida moltiplicazione del numero dei drogati, degli alcolizzati e dei pervertiti; le persone diventano quindi minorate sul piano fisico e mentale. Anche i difensori della borghesia riconoscono con amarezza che questa è una tara incorreggibile del capitalismo moderno.
 Per annientare la coscienza ideologica sovrana delle masse lavoratrici e sottometterle al proprio regime di sfruttamento, i capitalisti si ostinano a diffondere idee e culture reazionarie ed antipopolari insieme al corrotto modo di vita della borghesia. In effetti nei paesi capitalistici si diffondono concezioni reazionarie e superstizioni di ogni tipo che, come droghe, paralizzano gli animi sani e li abbruttiscono; è incoraggiata una specie di legge della giungla, fonte di piaghe sociali come l’immoralità, gli omicidi e i banditismi che imperversano e motivo di terrore e d’inquietudine per la popolazione. Così nella società capitalistica più le ricchezze materiali si accrescono, più la vita spirituale s’impoverisce.
 Per mantenere le sue posizioni privilegiate sempre più minacciate la classe capitalista, da un lato, ricorre all’astuzia, seducendo, ingannando e corrompendo le masse e, dall’altro, sceglie di fascistizzare l’apparato di dominio reazionario e di rafforzare la politica d’aggressione e guerra.
 L’eccentricità imposta alla vita materiale, l’impoverimento della vita spirituale e culturale e l’orientamento reazionario impresso alla vita politica — ecco cosa caratterizza fondamentalmente la società capitalistica e mette in luce la natura antipopolare e la putrefazione dell’imperialismo moderno.
 L’essere umano, per svilupparsi, ha bisogno di godere non soltanto del benessere materiale e di una buona salute fisica, ma anche di beneficiare d’una grande ricchezza spirituale e di fiorire dal punto di vista morale e culturale. Allo stesso tempo gli uomini hanno bisogno di vivere unendosi in quanto uguali padroni della società e di perfezionarsi grazie alla vitalità sociopolitica eterna di cui godono. Si può affermare che sia questa l’esigenza intrinseca dell’uomo, essere sociale.
 Se si vuol sviluppare la vita sociale conformemente a quest’esigenza intrinseca, bisogna fare in modo che la vita spirituale e culturale e l’attività politica si evolvano parallelamente al miglioramento del benessere materiale. Tuttavia i capitalisti desiderano veder le persone abbandonarsi a un’esistenza corrotta e divenir schiave del denaro. Perciò rifiutano d’investire nello sviluppo della vita spirituale e culturale. Spendono invece un sacco di soldi per ostacolare lo sviluppo spirituale e culturale dei lavoratori. Peraltro, se s’innalzasse la posizione politica delle masse lavoratrici e si attribuisse loro un più grande ruolo, il dominio politico dei capitalisti rischierebbe di trovarsi minacciato. Perciò questi ultimi si adoperano al massimo per impedire ai lavoratori di sviluppare le loro attività politiche. Nella società capitalistica le persone sono sempre più schiave del denaro e dei beni materiali e la loro vitalità politica viene soffocata.
 In questa società non è possibile cancellare le diseguaglianze nella vita materiale, lo squilibrio tra il benessere materiale e il pauperismo spirituale e culturale come pure lo squilibrio tra l’aspirazione crescente delle masse popolari alla sovranità e il deterioramento della vita politica. Se si vuol eliminarli e sviluppare nell’equilibrio il benessere materiale, la vita spirituale e culturale e la vita politica delle masse lavoratrici, bisogna intraprendere la via del socialismo. Tuttavia, per la loro natura di classe, gli imperialisti non vogliono abbandonare il capitalismo e, contrapponendosi alla natura sovrana dell’umanità, si fanno sempre più reazionari.
 Al giorno d’oggi nella società capitalistica, via via che si aggravano l’ineguaglianza e gli squilibri e che la natura reazionaria ed antipopolare dell’imperialismo si rafforza, sempre di più si esacerbano le contraddizioni tra le masse popolari che aspirano a vivere e a svilupparsi in piena indipendenza da una parte e la classe capitalista dall’altra, e il capitalismo va incontro alla rovina.
 All’interno come all’esterno, l’imperialismo contemporaneo si arena di giorno in giorno in un’impasse catastrofica e non lesina gli sforzi per cavarsela.
 Gli imperialisti americani e la reazione internazionale dirigono la punta del loro attacco contro i paesi socialisti, baluardi della pace e del progresso, e manovrano senza vergogna per soffocare la lotta dei popoli progressivi del mondo intero che tengono alla sovranità. Come ha detto il rispettato leader, gli imperialisti si agitando brandendo con una mano l’arma nucleare e con l’altra il portafoglio. Cercando di soggiogare i popoli dei paesi socialisti e gli altri popoli progressivi del mondo intero con la minaccia e il ricatto nucleare, la seduzione e l’asservimento economico e la sovversione ideologica e culturale, si abbandonano a complotti più infami ed astuti che mai.
 Più l’imperialismo vede aggravarsi la propria crisi, più diventa reazionario ed aggressivo e più i suoi sforzi si fanno disperati nel tentativo di mantenere la propria esistenza. È questa una regola. Le sue azioni frenetiche costituiscono una manifestazione di debolezza, ma in nessun caso un’espressione di potenza. Più diventerà reazionario e si dibatterà negli ultimi sussulti, più forte sarà il risveglio della coscienza rivoluzionaria delle masse popolari e più vicino sarà il giorno della sua rovina.
 È palese che l’imperialismo contemporaneo si avvicina all’agonia ed ineluttabile che muoia e il socialismo trionfi.
 Ma non morirà da solo. Questa scomparsa diverrà possibile solo grazie alla lotta rivoluzionaria delle masse lavoratrici, a cominciare da quella della classe operaia.
 Quando si tratta di rovesciare l’imperialismo e di far trionfare la rivoluzione, è d’importanza decisiva costituire le solide forze interne di essa. È particolarmente importante rafforzare il partito della classe operaia, distaccamento d’avanguardia della rivoluzione, ed accrescere il suo ruolo.
 Se si vogliono consolidare le forze rivoluzionarie, bisogna partire da analisi e valutazioni oculate dei cambiamenti intervenuti nella composizione delle classi sociali.
 Dopo la seconda guerra mondiale essa ha subìto profondi cambiamenti nei paesi capitalisti. Nei paesi capitalistici sviluppati la meccanizzazione e l’automazione della produzione, imputabili al progresso tecnico, hanno portato alla sensibile riduzione del numero di lavoratori puramente manuali mentre il numero di quelli che svolgono un lavoro tecnico ed intellettuale conosce una rapida crescita, raggiungendo una percentuale preponderante nelle fila dei lavoratori.
 Si può dire che è naturale che lo sviluppo sociale porti all’elevamento del livello tecnico e culturale dei lavoratori e all’accrescimento del numero di intellettuali.
 È certo innegabile che questo accrescimento, soprattutto se si compie rapidamente, rischia di favorire l’influenza delle idee piccolo-borghesi sui lavoratori. Specie in regime capitalista, dove non si può parlare di educazione rivoluzionaria sistematica, è inevitabile che un gran numero di intellettuali cada sotto l’influenza delle idee borghesi e piccolo-borghesi. Di qui le difficoltà a conquistarli alla causa della rivoluzione. Non si può ritenere però che questi cambiamenti nella composizione delle classi sociali testimonino l’indebolimento della base sociale dei partiti comunisti e operai o costituiscano un fattore sfavorevole alla rivoluzione socialista. I lavoratori che hanno un lavoro tecnico o un lavoro intellettuale non sono proprietari dei mezzi di produzione. Hanno un livello tecnico e culturale e condizioni di lavoro un po’ diverse da quelli dei lavoratori manuali, ma la loro situazione è tuttavia essenzialmente identica a quella degli altri, perché sono assunti dai capitalisti e vivono di un salario.
 Al momento attuale nei paesi capitalistici sviluppati i lavoratori assunti dai capitalisti — gli operai nel senso originale del termine e i lavoratori le cui mansioni tecniche ed intellettuali sono di creazione recente — rappresentano l’80-90% della popolazione attiva. Ciò dimostra che la base sociale dei partiti comunisti e operai si è allargata piuttosto che indebolita.
 La questione è sapere come i partiti comunisti e operai procedono al lavoro politico volto a rivoluzionarizzare le larghe masse lavoratrici e a conquistarle alla propria causa in funzione di questi mutamenti.
 Le masse lavoratrici non s’impegnano spontaneamente nella rivoluzione. La classe operaia deve anch’essa prendere coscienza se si vuol mobilitarla per la rivoluzione.
 Risvegliare la coscienza rivoluzionaria delle masse lavoratrici, e in primo luogo della classe operaia, si rivela oggi una necessità imperiosa. Non si può assimilare la classe operaia di oggi al proletariato di un tempo. Così com’è inutile affermare che la classe operaia dei paesi socialisti differisce dal proletariato, allo stesso modo la classe operaia dei paesi capitalistici sviluppati non è più il proletariato che, secondo i classici precedenti, non aveva da perdere che le proprie catene. Non basta semplicemente essere proletario o borghese per decidersi a combattere per la rivoluzione.
 Sarebbe sbagliato credere che solo la fame e la miseria spingano alla rivoluzione. Vivere da padrone del proprio destino, dello Stato e della società è il bisogno essenziale dell’uomo sovrano. Come ha detto il nostro leader, là dove l’indipendenza viene calpestata c’è resistenza, e questa resistenza sfocia nella lotta rivoluzionaria. È una legge.
 Prima della liberazione, sotto il dominio imperialista giapponese, gli intellettuali del nostro paese beneficiavano di una remunerazione migliore degli operai ordinari e conducevano un vita relativamente benestante. Ma, appartenendo a un paese colonizzato e subendo un trattamento discriminatorio per via della loro nazionalità, erano segnati da uno spirito rivoluzionario antimperialista.
 Oggi i lavoratori tecnici e intellettuali dei paesi capitalistici sviluppati, pur avendo accesso a un tenore di vita elevato, nondimeno provano antipatia per il regime capitalista e desiderano liberarsi dal dominio del capitale e vivere in piena indipendenza, perché continuano ad essere oggetto dello sfruttamento e dell’oppressione capitalista. Desiderare di condurre una vita sovrana significa aspirare al socialismo. Infatti quasi tutti gli intellettuali dei paesi capitalistici simpatizzano con il socialismo almeno per qualche tempo. Se accade che cessino di lottare per il socialismo, lo si deve alla mancanza di educazione e direzione ideologica pertinente piuttosto che ai limiti della loro situazione sociale.
 Il partito della classe operaia è sempre la principale forza che rivoluzionarizza le masse lavoratrici e le conquista alla propria causa. Se non lo si rafforza sul piano organizzativo e ideologico e se non si migliorano i suoi metodi di lavoro conformemente alle esigenze della realtà, è impossibile ottenere che le masse siano sensibilizzate e organizzate in modo che gli si radunino intorno e cementare le forze rivoluzionarie. Se non si accorda la precedenza al lavoro volto a rinsaldare il partito, a portare le masse dalla sua parte e a consolidare così le forze autonome della rivoluzione, è assurdo contare sul successo della rivoluzione, così com’è assurdo desiderare di ottenere i frutti senza prendersi cura dell’albero.
 Il rafforzamento del partito presuppone prima di tutto che lo si edifichi secondo il principio di assicurare l’unicità di ideologia e di direzione e che esso si doti di nuove idee e teorie che gli permettano di radicarsi nelle grandi masse, specie negli intellettuali, e di guidarle alla rivoluzione. La teoria rivoluzionaria non è un dogma ma una guida per l’azione. È opportuno sviluppare questa teoria e perfezionare senza sosta i metodi di lavoro del partito, facendo affidamento sui princìpi che definiscono la posizione indipendente e il ruolo decisivo delle masse popolari e in funzione dei cambiamenti della realtà. In tal modo si potrà rivoluzionarizzare le larghe masse di tutti gli strati sociali, conquistarle e guidare la rivoluzione verso un nuovo slancio.
 Dobbiamo renderci ben conto della natura dell’imperialismo moderno che bluffa e si dimena alla vigilia della propria caduta e convincerci dell’ineluttabilità della sua rovina. Soltanto allora potremo mantenere saldamente la nostra posizione rivoluzionaria, animati da solida fiducia e grande speranza nella vittoria della rivoluzione.
 La valutazione oculata della situazione rivoluzionaria di oggi e il mantenimento della posizione rivoluzionaria esigono inoltre che si acquisisca una perfetta comprensione della superiorità del socialismo e dell’ineluttabilità del suo trionfo.
 Bisogna che vediamo nel sentiero dello sviluppo storico successivo alla seconda guerra mondiale la storia della vittoria del socialismo.
 La sconfitta della Germania fascista e dell’imperialismo giapponese alla fine di questa guerra e la vittoria dell’Unione Sovietica furono una grande vittoria per il socialismo, una vittoria che assestò un colpo determinante all’imperialismo.
 La seconda guerra mondiale ha avuto il risultato di far apparire numerosi paesi socialisti in Europa come in Asia, facendo del socialismo un sistema mondiale, e oggi un gran numero di paesi dell’Asia, dell’Europa, dell’America Latina e dell’Africa s’incamminano verso il socialismo. La forza d’attrazione del socialismo si è più che mai rafforzata; il socialismo è divenuto il faro della speranza nutrita dai popoli progressisti.
 Il sentiero percorso dal socialismo nel suo sviluppo non è stato certo privo d’insidie. Di norma la nascita e la vittoria del nuovo attraversano momenti amari.
 Seguendo un cammino ancora inesplorato, i paesi socialisti hanno dovuto risolvere una serie di difficoltà.
 Il passaggio dal capitalismo al socialismo costituisce una delle più profonde trasformazioni sociali intervenute nello sviluppo della storia umana. Per potersi aprire un nuovo cammino verso il progresso, il socialismo deve intraprendere una lunga e dura lotta che mira a liquidare tutti i rifiuti della storia accumulati da parecchi millenni. Per giunta, dato che l’imperialismo sopravvive sul globo terrestre, la lotta per la vittoria del socialismo è accompagnata da un’accanita e complessa battaglia contro i nemici interni ed esterni.
 Avendo ereditato economie e tecniche arretrate, i paesi socialisti non riuscirono fin dall’inizio a concentrare gli sforzi sull’edificazione economica. In effetti la classe operaia al potere ha dovuto prima di tutto misurarsi con il compito urgente di operare un grande cambiamento sociale — l’eliminazione del vecchio regime sfruttatore e l’instaurazione di un regime nuovo, socialista — e insieme difendere la rivoluzione dagli attacchi della controrivoluzione. Per esempio l’Unione Sovietica, primo paese socialista, accerchiata da paesi capitalistici, ha intrapreso una lotta difficile e complessa per assicurare la vittoria del regime socialista e in seguito ha dovuto sopportare il grave onere della seconda guerra mondiale. Anche dopo la guerra, per far fronte alla politica di guerra fredda praticata dagli imperialisti, si è vista costretta a destinare grandi sforzi alla costruzione della difesa nazionale nell’intento di salvaguardare il socialismo. I popoli dei paesi socialisti hanno dovuto impegnarsi da un lato a edificare il socialismo e a difendere la rivoluzione sfidando le minacce militari e il blocco economico degli imperialisti e dall’altro ad accordare un sostegno efficace al movimento rivoluzionario mondiale come pure alla lotta dei popoli progressisti per l’edificazione di una società nuova.
 Tenuto conto di questa situazione, si può dire che le conquiste realizzate dai paesi socialisti nell’ambito dell’edificazione economica sono formidabili, per non parlare dei progressi ottenuti nella vita politica e nella vita ideologica e culturale. In poco più di mezzo secolo dalla comparsa del primo paese socialista, i paesi socialisti hanno conosciuto progressi economici, scientifici e tecnici che avrebbero richiesto secoli nel capitalismo; hanno gettato solide basi che in futuro consentiranno di realizzare uno sviluppo ancora più rapido.
 La grande superiorità e l’invincibile vitalità del socialismo, per nulla paragonabili al capitalismo, sono già state nettamente confermate dalla pratica storica.
 C’è una fondamentale differenza comparativa tra vivere nel socialismo in cui, padrone dello Stato e della società, le masse popolari godono pienamente di un’esistenza sovrana e creativa, e vivere nel capitalismo in cui, schiavi del denaro, gli uomini perseguono solo la propria angusta felicità personale. Non sanno riconoscere questo scarto solo coloro che, impregnati di idee capitaliste, hanno smarrito il buon senso.
 Via via che il socialismo si radicherà sempre più profondamente e che l’unità politico-ideologica dei popoli e la loro forza creativa si rinsalderanno in seguito alla liquidazione delle vestigia della vecchia società, il regime socialista dimostrerà ancora più pienamente i suoi vantaggi e allora i paesi socialisti sorpasseranno di molto, in un avvenire non così lontano, i paesi capitalistici in tema d’economia e tecnica. È l’evidenza stessa delle cose.
 Non si può certo affermare che i paesi socialisti abbiano finora tratto il dovuto profitto dalla superiorità del regime socialista.
 Francamente parlando, si sono resi colpevoli di deviazioni di sinistra o di destra nella gestione del nuovo regime sociale. Non solo ne hanno commesse nel corso dell’instaurazione del regime socialista, ma soprattutto hanno fatto anche gravi errori quando si trattava di risolvere la questione inedita di come procedere alla rivoluzione e all’edificazione dopo il consolidamento del regime socialista. Serie deviazioni si sono ugualmente rivelate nell’esame del problema delle relazioni tra i paesi socialisti in cui la rivoluzione e l’edificazione si svolgevano in condizioni storiche differenti. Tutto ciò ha contribuito ad offuscare l’immagine del socialismo.
 Le deviazioni di cui sopra non hanno niente a che vedere con la natura del regime socialista. Esse derivavano in particolare dal fatto che quanti amministravano il sistema socialista mancavano d’esperienza e di una matura preparazione politica e ideologica.
 La lotta tra il socialismo e il capitalismo è la lotta tra il nuovo e il vecchio. Il nuovo ha la meglio sul vecchio, è una legge indiscutibile dell’evoluzione della storia. Quali che siano le vicissitudini che può conoscere il nuovo, questa legge resta immutabile.
 Il processo di sviluppo della storia umana è il processo dell’emancipazione delle masse popolari che rappresentano il soggetto della storia. Quindi la novità è precisamente un contributo recato a questa conquista e invece l’opposizione tradisce un attaccamento al vecchiume. Il capitalismo costituiva il nuovo in rapporto al feudalesimo, perché ha posto fine al sistema gerarchico feudale e ha realizzato la libertà e l’eguaglianza borghesi. Ma è diventato un vecchiume in contrasto con il progresso della storia perché ha voluto soffocare la volontà sovrana delle masse popolari di liberarsi dalle ultime tracce del giogo feudale, ed anche dallo sfruttamento e dell’oppressione capitalista, e di comportarsi da vere padrone della società. Così come non ci sono capitalisti che non perseguano il proprio profitto, allo stesso modo non può esserci un capitalismo che non punti a sfruttare e ad opprimere le masse lavoratrici.
 Il socialismo è la sola via che permette di esaudire il desiderio delle masse lavoratrici di sbarazzarsi dello sfruttamento e dell’oppressione e di ergersi ad autentici padroni dello Stato e della società. In capitalismo, in qualunque maniera sia abbellito, non potrà uscire dal quadro della vecchia società di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Soltanto nel regime socialista le masse popolari possono accedere perfettamente alla posizione di padroni in tutti gli ambiti, politico, economico e culturale, e svolgerne il ruolo. In breve, il socialismo è una società nuova, conforme alla natura sovrana delle masse popolari e agli imperativi dello sviluppo sociale.
 Può darsi che il vecchiume si spacci per novità e che la specie agonizzante finga di risorgere temporaneamente; ma il caduco non promette bene, perché volge alla fine. I rivoluzionari non devono lasciarsi sedurre da fenomeni momentanei, ma sono invitati a distinguere chiaramente la novità dal vecchiume e a lottare fino in fondo per il trionfo del socialismo con salda fiducia nell’immancabile vittoria del nuovo. Se si vuol risolutamente preservare la posizione rivoluzionaria della classe operaia e seguire fino in fondo la via del socialismo, è indispensabile accrescere il ruolo dirigente del partito in accordo con le esigenze pratiche dell’evoluzione della società socialista.
 Nei paesi socialisti l’accelerazione dell’edificazione del socialismo ha permesso di migliorare il tenore di vita materiale e culturale della classe operaia e delle masse popolari, di elevare la loro competenza culturale e tecnica complessiva e di accrescere sensibilmente le fila degli intellettuali. È logico che, più il socialismo si avvicina allo stadio superiore del comunismo, più si riduce il divario tra il lavoro manuale e il lavoro intellettuale e più si realizza l’intellettualizzazione di tutta la società. Ciò peraltro non significa che cambi la natura operaia della società socialista. Il processo di evoluzione e di sviluppo della società socialista è caratterizzato dalla diminuzione graduale delle differenze di classe quanto dalla trasformazione di tutta la società sul modello della classe operaia. Nel regime socialista gli intellettuali possono essere considerati come una classe operaia che si occupa del lavoro intellettuale. Lo sviluppo della società socialista non indebolisce affatto il suo carattere operaio, ma al contrario favorisce l’affermazione di questo carattere.
 La società socialista è la materializzazione delle esigenze proprie della classe operaia, esigenze che consistono nell’opporsi all’egoismo individuale e nell’emancipare alla perfezione tutte le masse popolari sulla base del collettivismo e che d’altronde corrispondono al comune desiderio di emancipazione dell’umanità.
 Pertanto l’edificazione del socialismo e del comunismo potrà avere esito positivo solo grazie alla direzione del partito che è l’avanguardia della classe operaia. Più questa edificazione progredisce, più si deve intensificare la direzione del partito piuttosto che indebolirla. Senza questa direzione è inconcepibile garantire l’unicità di pensiero e di volontà delle masse popolari, sviluppare i vantaggi dello spirito collettivista proprio del socialismo ed aprirsi il cammino inesplorato che porta al comunismo.
 La crescita della direzione del partito significa adesione ai princìpi rivoluzionari della classe operaia in nome della rivoluzione e dell’edificazione e allo stesso tempo elevamento del livello del lavoro di partito conformemente agli imperativi della realtà in evoluzione. Il partito che persiste nell’aggrapparsi alle teorie e ai metodi arcaici, non vedendo l’evoluzione della realtà, commette una deviazione dogmatica e soggettivista; il partito che abbandona i princìpi rivoluzionari della classe operaia, col pretesto che la situazione è cambiata, pecca per eccesso di revisionismo e di riformismo.
 A buon diritto il partito della classe operaia, dirigente dell’edificazione socialista, deve fare il possibile per migliorare il proprio lavoro e con ciò consolidare il soggetto della rivoluzione ed accrescerne il ruolo.
 Il consolidamento del soggetto della rivoluzione e l’accrescimento del suo ruolo condizionano tanto il successo della trasformazione della natura e della società quanto la vittoria militare sul nemico. Perché il regime socialista dia piena prova della sua superiorità, è certo importante gettare solide basi materiali e tecniche e migliorare il metodo di gestione economica, ma è ancora più importante rafforzare il soggetto della rivoluzione. Altrimenti non si possono dimostrare i vantaggi del sistema socialista, poiché è l’uomo che sviluppa l’economia e la tecnica ed ugualmente amministra il regime socialista.
 D’altra parte il rafforzamento del soggetto della rivoluzione consentirà di prevenire la penetrazione ideologica e culturale degli imperialisti. Il grande leader ha detto che chi ha fortificato il proprio corpo non contrae nessuna malattia, sebbene i virus lo attacchino dall’esterno. Gli imperialisti avranno un bel ricorrere ai loro tentativi disperati, i revisionisti e i riformisti non potranno rialzare la testa se si consolidano le forze interne della rivoluzione.
 Non dobbiamo cercare il fattore determinante dell’esito della rivoluzione e dell’edificazione nelle condizioni oggettive ma nel loro soggetto; è nel rafforzamento di questo soggetto e nell’elevamento del suo ruolo che ci tocca rintracciare il modo fondamentale di promuovere la rivoluzione e l’edificazione.
 Il rafforzamento del soggetto della rivoluzione richiede prima di tutto il rinsaldamento del partito che ne costituisce il fulcro e la direzione.
 Sottolineiamo che un partito ideologicamente sano condiziona la salute ideologica delle masse e che quando contrae una malattia ideologica anch’esse saranno malate. Quanto all’unità e alla divisione, esse comportano la medesima reazione tra di loro. Ecco perché il partito è invitato a concentrarsi anzitutto sulla preservazione della purezza dell’ideologia rivoluzionaria, sull’elevamento costante del livello ideologico e teorico così come sull’irrobustimento dell’unità e della coesione organizzative e ideologiche.
 Il consolidamento del soggetto della rivoluzione richiede anche la rivoluzionarizzazione delle larghe masse e il loro stretto raggruppamento intorno al partito.
 Si deve approfondire l’educazione degli uomini nello spirito delle idee rivoluzionarie della classe operaia via via che il loro livello di vita materiale e culturale migliora e che si perfezionano sul piano culturale e tecnico, grazie al progresso dell’edificazione socialista. Altrimenti si rischierà di lasciare un vuoto nell’animo degli uomini, di veder penetrare le idee borghesi e di assistere alla comparsa di pratiche che abbandonano la rivoluzione in mancanza di convinzione nella vittoria del socialismo e del comunismo.
 Elevare costantemente il ruolo del soggetto è d’importanza decisiva quando si tratta d’imprimere una possente accelerazione alla rivoluzione e all’edificazione.
 Bisogna dare il massimo spazio all’energia creativa e allo spirito d’iniziativa delle masse secondo la linea rivoluzionaria di massa garantendo con sicurezza la direzione unificata del partito in tutti gli ambiti della rivoluzione e dell’edificazione. Dato che l’opera di edificazione del socialismo e del comunismo è compiuta per e dalle masse popolari stesse, non può esserci altro modo di accelerare l’edificazione socialista che esaltare la loro coscienza e la loro abnegazione. Se si vuol cercare altrove un metodo eccezionale, si finirà per impigliarsi nei metodi capitalistici che non hanno nulla a che vedere con il socialismo, recando dunque grave e irreparabile pregiudizio all’edificazione socialista.
 Se il nostro partito ha saputo guidare la rivoluzione e l’edificazione alla vittoria a dispetto delle condizioni difficili e complesse mai viste nella storia, ciò si deve al fatto che non ha cessato di rinsaldare il soggetto della rivoluzione e di elevare il suo ruolo.
 Nell’infelice situazione in cui l’imperialismo americano, caporione dell’imperialismo mondiale, occupa la metà del nostro paese e non cessa di commettere atti d’aggressione contro la nostra Repubblica, il nostro popolo compie simultaneamente i due compiti: costruire il socialismo in piena indipendenza e fare a pezzi le manovre aggressive imperialiste per riunificare la patria. Attualmente esso lotta sopportando grossi carichi, doppi o tripli di quelli che dovrebbero essere. Però grazie al rinsaldamento del soggetto della nostra rivoluzione il nostro partito, sempre pieno di fede incrollabile nella vittoria, si attiene saldamente alla posizione rivoluzionaria.
 Partendo dalla propria analisi scientifica delle esperienze storiche del movimento della rivoluzione coreana e della rivoluzione mondiale, il compagno Kim Il Sung, grande leader, ha sviluppato le teorie rivoluzionarie del marxismo-leninismo in modo creativo e conformemente alle nuove realtà e ha creato le immortali idee del Juché, preparando così la guida direttiva della nostra epoca, guida che può imprimere uno slancio continuo al movimento rivoluzionario. Ha rinsaldato il nostro partito sul piano organizzativo e ideologico sulla base del principio jucheano dell’edificazione del partito, ha stretto in tutti i modi i legami di sangue tra il partito e le masse, ha costantemente elevato il ruolo dirigente del partito in tutti gli ambiti della rivoluzione e dell’edificazione e ha guidato la nostra rivoluzione a una clamorosa vittoria.
 Ha affermato che l’edificazione del socialismo richiede immancabilmente la presa della fortezza ideologica necessaria al socialismo quanto della fortezza materiale e che a tal fine bisognerebbe dare energicamente impulso alle tre rivoluzioni — ideologica, tecnica e culturale — secondo il principio di dare la precedenza alla trasformazione degli uomini, padroni della società, in comunisti. Così è stata delucidata per la prima volta nella storia la giusta via da seguire se si vuol portare a compimento l’opera comunista con la rivoluzione continua dopo l’affermazione del regime socialista.
 Il nostro partito, seguendo il cammino illuminato dal grande leader, sta edificando con successo il socialismo senza alcuna deviazione e valorizzando appieno la superiorità del regime socialista.
 Levando sempre in alto la bandiera rivoluzionaria della lotta antimperialista, il nostro partito conduce una lotta sostenuta contro i complotti aggressivi e bellicosi degli imperialisti e garantisce la sicurezza dell’avamposto orientale del socialismo.
 Gli imperialisti americani, attribuendo un’importanza strategica alla Corea del Sud che è vicina al Giappone, il più grande dei loro alleati, e che si trova ad essere una posizione chiave nel continente asiatico, l’hanno trasformata in una base militare e nucleare ed esercitano pressioni militari su di noi; inoltre, riunendo l’imperialismo giapponese e gli altri reazionari mondiali, si sforzano disperatamente di fare della Corea del Sud una base economica e politica contrapposta al socialismo e di dare luogo a una «supremazia» capitalista sulla penisola coreana. A dispetto delle frenetiche mene tramate dall’imperialismo americano e dai suoi lacchè, la nostra Repubblica marcia vittoriosamente sul cammino del socialismo, senza la minima esitazione. Ispirato da questo fatto, il popolo sudcoreano persevera nella sua lotta per la sovranità antiamericana e la democrazia antifascista, scuotendo così il dominio coloniale dell’imperialismo americano dalle sue fondamenta. Il fatto che il nostro paese poco esteso edifichi con successo il socialismo e aderisca saldamente all’indipendenza di fronte alle forze imperialiste alleate dimostra esplicitamente che il socialismo detiene la superiorità assoluta sul capitalismo e gode di vitalità indistruttibile.
 La nostra epoca non è minimamente favorevole all’imperialismo, è un’epoca di svolta storica, caratterizzata dall’approssimarsi della rovina dell’imperialismo e dal progresso dinamico dei popoli del mondo che seguono il cammino del socialismo, il cammino dell’indipendenza.
 L’epoca contemporanea esige che i popoli rivoluzionari del mondo intero s’impegnino come un sol uomo nella lotta sostenuta per sconfiggere definitivamente l’imperialismo che si dibatte alla vigilia della propria rovina e per creare un mondo nuovo e libero. Opporsi all’imperialismo e difendere l’indipendenza costituisce il comune compito militante che incombe oggi ai popoli rivoluzionari di tutto il mondo.
 In ogni paese il popolo rappresenta il soggetto della lotta per l’emancipazione, ma tutte le forze antimperialiste e indipendenti, in particolare i paesi socialisti, il movimento comunista internazionale, quello di liberazione nazionale contro il colonialismo, quello dei non allineati e il movimento per la pace mondiale, sono il soggetto della lotta contro l’imperialismo e per l’emancipazione del mondo intero.
 Le forze sovrane contrapposte all’imperialismo racchiudono una grande potenza, per nulla paragonabile a quella dell’imperialismo. L’importante è che la loro sorte dipende dal modo in cui si coalizzeranno nella lotta.
 Una verità immutabile vuole che l’unità costituisca un fattore determinante della vittoria della rivoluzione. A maggior ragione, adesso che gli imperialisti si contrappongono al socialismo e ai popoli progressisti del mondo complottando e unendo le forze, è una necessità urgente che tutte le forze antimperialiste sovrane del mondo si uniscano strettamente e combattano contro di essi.
 Per rinsaldare la solidarietà è di primaria importanza rafforzare la coesione dei paesi socialisti e del movimento comunista internazionale. I paesi socialisti, i partiti comunisti e operai sono fieri di questa tradizione: aver mantenuto la posizione rivoluzionaria e lottato strettamente uniti sotto la bandiera dell’internazionalismo proletario. Per perpetuare questa tradizione devono attenersi saldamente alla posizione antimperialista e solidarizzare strettamente sulla base dei rapporti di fratellanza che presuppongono l’opposizione all’egoismo nazionale, il rispetto reciproco e la cooperazione.
 L’imperialismo moderno non è soltanto il nemico del socialismo, ma anche il nemico comune di tutti i popoli progressisti del mondo, che tengono alla pace e all’indipendenza. Solo la ferma solidarietà dei popoli dei paesi socialisti e di questi ultimi porterà alla vittoria nella lotta contro l’imperialismo e per la sovranità. I popoli progressisti del mondo sono tenuti a stroncare tutte le manovre di divisione e discordia lanciate dagli imperialisti e ad unirsi saldamente sotto la bandiera dell’antimperialismo e della sovranità trascendendo le differenze di ideologia, di regime e di fede.
 Non c’è dubbio che, se lottano in un sol blocco, tutte le forze antimperialiste sovrane saranno in grado di sconfiggere l’imperialismo e di creare un mondo nuovo e libero.
 Il nostro partito non lesinerà gli sforzi per stringere la solidarietà con i paesi socialisti, il movimento comunista internazionale, il movimento dei non-allineati e le altre forze antimperialiste sovrane mondiali.
 La lotta del nostro popolo che assume la guida della battaglia antimperialista per la sovranità levando in alto la bandiera rivoluzionaria delle idee del Juché costituisce un grande incoraggiamento per i popoli progressisti del mondo nella lotta per difendere l’indipendenza. Dobbiamo esserne orgogliosi e avere il pieno senso della dignità che ne discende.
 I rivoluzionari devono aver fiducia nell’avvenire e allo stesso tempo non smettere di lottare risolutamente senza dimenticare gli insegnamenti della storia. Dato che sussistono gli imperialisti che nel passato hanno crudelmente massacrato, saccheggiato il nostro popolo e ancora oggi aspettano con impazienza un’occasione per aggredirlo, sarebbe un grave errore pensare che la nostra battaglia volta a creare una vita nuova, sovrana, procederà senza intoppi. Così come la nuova vita socialista di cui godiamo pienamente oggi deriva dall’ardua e sanguinosa lotta messa in campo dai nostri veterani rivoluzionari e dai nostri patrioti, allo stesso modo la vittoria completa del socialismo e il trionfo definitivo della nostra rivoluzione potranno realizzarsi solo attraverso l’inflessibile lotta del nostro popolo contro l’imperialismo.
 Il nostro partito ha la sublime e storica missione di guidare alla vittoria la nostra rivoluzione malgrado la complessa situazione in cui si trova oggi. Tutti i membri del partito e gli altri lavoratori, strettamente uniti intorno al grande leader e al partito, dovranno andare vittoriosamente avanti sulla via socialista e comunista sventolando più in alto la bandiera rivoluzionaria della lotta antimperialista.